I silenzi del Pd sul "cortigiana" di Landini a Meloni, gli attacchi pretestuosi a Venezi, il machismo dem sulla capa di gabinetto di Nordio. La sinistra ha un problema con l'8 marzo. Rassegna ragionata dal web
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il direttore d'orchestra Beatrice Venezi (montaggio da due foto Ansa)
Sulla Zuppa di Porro Franco Lodige scrive: «A parti inverse, se la destra avesse anche solo osato sfiorare Elly Schlein con espressioni di questo tipo, si sarebbe già gridato allo squadrismo. Avremmo letto editoriali infuocati sulla violenza verbale, sul ritorno del maschilismo fascista, sulla barbarie del linguaggio tossico. E invece? Silenzio. Nessuna prima pagina, nessuna dichiarazione di solidarietà da parte delle “femministe d’ordinanza”. Nessun appello al rispetto istituzionale. Perché? Perché la Meloni è una donna di destra e per certi salotti una donna di destra non merita rispetto».
Qualsiasi persona pensante, indipendentemente dai propri orientamenti politici, sa distinguere la critica a Giorgia Meloni di essere subalterna a Donald Trump, legittima e argomentabile, da quella di “essere la cortigiana” del presidente degli Stati Uniti: una sinistra italiana sbandata sta provocando guasti anche a quelle che sono conquiste storiche del progressismo come il dovere di non usare ter...
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