Sindaci di sinistra pro paritarie: «Tutelare la libertà di scelta»

Ventiquattro primi cittadini brianzoli scrivono al governo per chiedere un incremento del fondo per le scuole. Parlano Monguzzi (Lissone) e Rossi (Seregno)

Ventiquattro sindaci della provincia di Monza e Brianza hanno scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina per chiedere di incrementare il fondo straordinario destinato alle scuole paritarie. Tutti i ventiquattro primi cittadini guidano amministrazioni di centrosinistra e chiedono al governo di prendere in seria considerazione il loro appello, constatate le criticità economiche degli istituti non statali del loro territorio. Nella lettera si fa riferimento alla difficoltà delle famiglie a pagare le rette, alla disponibilità delle amministrazioni a venire incontro agli istituti, al valore, storico e attuale, che tali scuole costituiscono per le comunità. La missiva termina ricordando cosa prevede la legge 62/2000: «Il Sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie, un dato di fatto che richiede da parte di tutti gli istituti il rispetto delle medesime norme, ma anche il diritto ad un supporto economico che sia simile o paritario».

«La loro chiusura sarebbe un trauma»

Concettina Monguzzi è il sindaco di Lissone, 46.000 abitanti. Sono 3.000 gli studenti che frequentano gli istituti della cittadina. È lei che ha promosso l’appello perché, spiega a Tempi, «mi sono confrontata con loro e ho compreso la difficoltà del momento. A Lissone vi sono quattro scuole paritarie, per un totale di 22 sezioni, frequentate da circa 700 bambini. In questo periodo l’amministrazione, che con queste scuole ha delle convenzioni in atto, ha continuato a supportarle, ma non saremo in grado di farlo ulteriormente. Sono istituti con storie che affondano nel Novecento, che hanno fatto tanto per la nostra cittadinanza e la loro chiusura sarebbe un trauma. Le conosco, so che sono buone scuole, penso sia un mio dovere istituzionale garantire che possano continuare ad esistere. Sono un’insegnante, credo nella scuola pubblica e in una piena attuazione della legge Berlinguer perché si arrivi a garantire una piena parità e perché la scelta delle famiglie non sia pregiudicata da ostacoli economici».

«Scegliere dove educare i figli»

Eccoci alla parolina magica: “scelta”. È su questa che infiammano le polemiche. Sono proprio di questi giorni gli attacchi del Movimento cinque stelle ai fondi destinati dal governo alle paritarie. Gli slogan dei grillini ripetono parole note: sono le “scuole dei ricchi”, la scuola è solo quella “statale” e così via. Dice Monguzzi: «I soldi non sono dati a pioggia, ma si applica il criterio dell’Isee. Ripeto: credo nella scuola statale, ma penso anche che sia giusto che una famiglia possa scegliere dove far educare i figli». Il sindaco richiama gli articoli costituzionali e la legge 62/2000, e ribadisce quel che tutti sanno: «Soprattutto per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, senza le paritarie ci troveremmo ad affrontare problemi molto concreti. Già c’è grande incertezza su come potranno ricominciare le lezioni a settembre, se non ci fossero le paritarie, gli studenti di Lissone dove andrebbero a scuola?».

Pluralismo culturale

C’è dunque un problema molto pratico – «e il mio dovere di amministratore è garantire il servizio» –, ma non è solo questo: «È una questione anche di valori, in cui credo molto: il pluralismo culturale è una ricchezza, è il fondamento della nostra democrazia. Il nostro compito è costruire una società aperta, accogliente, libera. Dobbiamo farlo anche attraverso la scuola con un sistema d’istruzione accessibile a tutti».

Un punto di riferimento

Il sindaco Alberto Rossi amministra Seregno, una cittadina di 45.000 abitanti, una ventina di istituti, con scuole paritarie che vanno dall’infanzia alle superiori. Rossi condivide le preoccupazioni di Monguzzi, anche per lui la chiusura degli istituti non statali costituirebbe un problema non da poco: «Abbiamo 870 bambini nella scuola dell’infanzia, 544 alla primaria, 346 nella secondaria di primo grado e 581 nella secondaria di secondo grado. È un dato di realtà con cui fare i conti, così come è un fatto che le difficoltà e i bisogni di queste scuole non possano essere evasi. Sono un punto di riferimento imprescindibile del nostro territorio, la loro chiusura costituirebbe un problema non solo da un punto di vista economico – che è un discorso che già da solo basterebbe a giustificare un intervento – ma anche per la ricchezza d’esperienza che esse portano a tutta la cittadinanza».

Una ricchezza da tutelare

«Il dl Rilancio necessita di integrazioni – prosegue Rossi -, se saltano le paritarie salta il sistema. Ma, appunto, ripeto, non è solo un discorso economico, ma di libertà di scelta». Se è un problema di libertà, perché ancora così tanta avversione verso le paritarie? «Si tratta di scuole pubbliche a tutti gli effetti: non condivido le posizioni dei grillini, è una battaglia ideologica che vive di stereotipi. La diversità di offerta è una ricchezza e un bene che va tutelato».

Foto Ansa