Sicuri che Umberto Ambrosoli sia un uomo di sinistra?

Dall’Ordine dei cavalieri alla candidatura per il dopo-Formigoni, ecco chi è l’avvocato che piace al Pd perché piace al Corriere e alla procura di Milano

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Calato dall’alto. O forse è meglio dire dal nulla. Delle qualità dell’avvocato Umberto Ambrosoli, infatti, poco si sapeva prima della candidatura alle primarie-farsa che il centrosinistra si prepara a lanciare in Lombardia. Lo stratagemma di definirle “consultazioni civiche” le ha trasformate in un autentico pro forma: le segreterie dei partiti hanno cortesemente fatto capire a tutti gli sfidanti “credibili” che non erano più graditi. Serviva il vuoto per spianare la strada al figlio di Giorgio, l’eroe borghese, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana assassinato nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona.
Sulle ottime origini del figlio Umberto non si discute. Né si discute il suo ruolo nelle associazioni che combattono quotidianamente la malavita organizzata. Sulle sue qualità politiche, invece, pesano forti dubbi. Ha ottime conoscenze, come dimostra la sua presenza nel consiglio d’amministrazione di Rcs: incarico che, nonostante le polemiche, ha annunciato di voler lasciare solo quando la sua candidatura diventerà ufficiale perché «non ho influenza sulla linea del Corriere». Gode, inoltre, di molte simpatie anche in procura, come testimonia la presenza di Gherardo Colombo, ex pm del pool di Mani pulite, tra i suoi sostenitori più accaniti. Due punti di forza che sono sembrati più che sufficienti al centrosinistra per lanciare in politica una persona che resta molto distante.

MA È DI SINISTRA O CHE? Nato nel 1971, viene da una famiglia cattolica e di stretta fede monarchica. Una dottrina che, tuttavia, lui ha sconfessato, spiegando di averla giudicata anacronistica già negli anni Settanta, anche se ha fatto parte dell’Ordine cavalleresco dei santi Maurizio e Lazzaro fino al 2006, anno in cui Vittorio Emanuele di Savoia è stato arrestato per l’inchiesta di Potenza. Al liceo, quindi, si era spostato a sinistra. Ma solo un po’. In molti a Milano ricordano il suo passato nella “gioventù liberale”, con la quale al liceo era stato eletto in consiglio di istituto. I toni della sinistra non lo hanno mai convinto, tanto che ha mantenuto contatti con i vecchi compagni di battaglie per anni, fino a diventare avvocato di molti notabili lombardi del Pdl. La politica, tuttavia, non era il suo pane.
Chiuso con le avventure giovanili, Ambrosoli si è infatti dedicato esclusivamente al lavoro in tribunale con ottimi risultati. È stato nominato dalla Banca d’Italia in tre comitati di sorveglianza in procedure di rigore relative a istituti e società lombarde. Poi nel 2009, dopo l’uscita del suo libro sul padre, Qualunque cosa succeda, il Pd ha deciso che sarebbe stato perfetto anche per le amministrazioni pubbliche. Una tesi che lui stesso ha confutato. Alle prime avance degli uomini di Pier Luigi Bersani aveva risposto di non avere il tempo per mettere insieme una squadra di esperti nelle materie di competenza regionale. Serviva gente che sapesse di cosa si stesse parlando, perché lui non ne aveva idea. Per di più, non aveva alcuna intenzione di correre per dei partiti verso i quali non sembra provare grande simpatia. In una intervista a Repubblica ha spiegato di aver sì votato a sinistra, ma solo «alle ultime elezioni». Pochi giorni fa si è corretto, spiegando di essere sempre stato da quella parte. Chi lo conosce, tuttavia, giura che il ripensamento è avvenuto in chiave squisitamente antiberlusconiana. La settimana scorsa ha cercato di aggiustare ancora il tiro prendendo posizioni marcatamente di sinistra, come quella contro i medici obiettori di coscienza sull’aborto.

DA PISAPIA A FORMENTINI. La stessa composizione del suo “comitato” per le elezioni, d’altra parte, lascia intendere quale sia la matrice di questa candidatura. Si va dall’ex ministro leghista Giancarlo Pagliarini al curatore della campagna elettorale del vendoliano Pisapia. Poi c’è Marco Vitale, economista liberale con cattedra in Bocconi già assessore al Bilancio a Milano con Formentini. Scorrendo la lista, inoltre, si trovano anche ex candidati della lista civica di Letizia Moratti, un pizzico di vecchia Dc e una spolverata di socialismo. Una brigata in grado di vincere forse perfino contro un candidato “pesante” come Gabriele Albertini. Governare una Regione, tuttavia, non è facile come trionfare alle primarie “civiche”.

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