Siccome in Sicilia il Pd “vincerà” hanno già iniziato a litigare

Tradimenti, cambi di casacche, scontri generazionali e di potere. Ecco cosa succede nel day after della “guerra” interna al Pd siciliano per le liste alle prossime politiche

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Il giorno dopo la presentazione delle liste, che per il segretario Pier Luigi Bersani sono senza dubbi «vincenti», sul campo di battaglia del Pd il sangue scorgato fino ad ieri tra i candidati in lizza è ancora fresco. Sono soprattutto le realtà territoriali a soffrire i tradimenti consumatisi in questi ultimi tre giorni, e in modo particolare quelle del meridione, dove più che altrove si è sentito il peso dei “paracadutati” da Roma, i candidati del segretario nazionale o delle principali correnti con un posto sicuro assicurato.

IL RAS DI ENNA. Il caso della Sicilia (una delle due regioni dove Bersani corre come capolista) è emblematico, con il Pd locale dilaniato al suo interno e pure nello scontro con Roma. Il segretario regionale Giuseppe Lupo alla fine ha vinto a metà la sua battaglia, ottenendo dopo una nottata insonne che i paracadutati romani fossero solo cinque, anziché gli 11 inizialmente preventivati da Bersani. «Però si è dovuto turare il naso e ha accettato uno dei nomi che più volentieri avrebbe fatto fuori» racconta a tempi.it uno dei giovani volti della segreteria siciliana: «Quello di Mirello Crisafulli».
Il senatore Crisafulli non è solo “ras”, per altro non più giovanissimo, del Pd di Enna, uno dei gran tessitori dell’alleanza che portò il Pd siciliano a sostenere l’Mpa di Raffaele Lombardo. È anche il volto del plurindagato per i rapporti con personaggi opachi (finora mai condannato e, sebbene gli inquirenti in un caso avessero ipotizzato per lui l’accusa di associazione a delinquere per truffa, attualmente è stato rinviato a giudizio solo per concorso in abuso d’ufficio). Non esattamente insomma il rappresentante del Pd della legalità che tanto piace a Bersani. Ma tant’è, Crisafulli ha il suo bel posticino sicuro in lista, settimo alla Camera dei deputati per la sicilia Orientale. «Lupo non poteva non scendere a compromessi», si fa scappare il giovane segretario Pd, «ricordiamoci che Crisafulli a Enna è una forza. È quello che si è vantato di vincere pure se ci fosse il sistema del sorteggio». Non ha tutti i torti: nel 2010, alle primarie per il candidato sindaco, ottenne il 61 per cento dei consensi, a quelle del 30 dicembre 2012 è arrivato al 90 per cento. «È il volto di un certo Pd che dovrebbe sparire e invece non muore mai» commenta il giovane piddino.

CROCETTA E I SOCIALISTI SCARICATI. Nella sicilia occidentale, Lupo ha ottenuto indirettamente l’uscita del senatore Beppe Lumia, altro maggiorente che sostenne Lombardo, e che si è traghettato nella lista che sta preparando, in autonomia dal partito, l’attuale governatore siciliano Rosario Crocetta (corre per il senato, con “Il Megafono – Crocetta presidente”). Contro la candidatura di Lumia erano intervenuti a dicembre diversi rappresentanti della segreteria del Pd palermitano, in una lettera a Bersani.
È finito invece a tarallucci e vino lo scontro tra i vincitori delle primarie a Caltanissetta, Lillo Speziale e Daniela Cardinale. Per giorni si sono affrontati a suon di conferenze stampa, denunciando brogli e chiedendo che la commissione regionale di garanzia esaminasse i loro ricorsi. Ora invece compaiono candidati entrambi, il primo al senato, la seconda alla Camera, e di brogli non si parla più.
Durissimo il tradimento nella parte occidentale, degli alleati del Psi. I socialisti erano certi che nel listino di Bersani ci sarebbe stato anche il loro unico senatore uscente, Carlo Vizzini, in virtù di un accordo nazionale preso prima delle primarie per il candidato premier (i socialisti di Nencini hanno sostenuto Bersani, e si aspettavano 10 candidature. Ne ottengono 3). In Sicilia sono rimasti con il cerino in mano: «Il Pd siciliano ci ha mollato» lamenta uno dei dirigenti socialisti, «e ora Vizzini non si sa più con chi è e se ci ha lasciati. Crocetta ci offre un posto, ma non si sa nulla di certo nemmeno su questo». I renziani a Palermo vedono la candidatura di Davide Faraone, noto per la corsa alle primarie da sindaco nel capoluogo, la scorsa primavera.

SOTTO L’ETNA. Catania è humus di faide interne. La prima è tra i renziani, che si sono spaccati sulla candidatura della giovane Amanda Catania (uscita ultima alle primarie del 30 dicembre, ora ripescata in lista, ma in 15ma posizione, quindi destinata ad essere scartata). Spiega il giovane segretario Pd siciliano che «Catania, illustre sconosciuta, era ritenuta ambigua, perché in passato si è candidata con l’Mpa di Lombardo. La sua candidatura, in quanto giovane e donna, è solo una trovata mediatica, per ottenere visibilità a livello provinciale». I sostenitori di Catania, invece, dicono di essere stati frenati dall’area bersaniana.
Più denso di colpi di scena lo scontro tra l’ala vicina all’ex sindaco Enzo Bianco (ex margheritini e liberal), e quella più “conservatrice”. Si è consumata ad esempio la fine dell’amizia decennale, tra il margheritino Giovanni Burtone e Giovanni Barbagallo: «Quest’ultimo, ha prima sgomitato e ottenuto il posto di Crocetta all’europarlamento. Poi, contro ogni regola del Pd, ha ottenuto la candidatura al Senato malgrado la sconfitta alle primarie del 30 dicembre».
Fuori dalle liste è rimasto proprio il senatore Enzo Bianco, che ha già annunciato di candidarsi a sindaco di Catania. Con un comunicato ufficiale, Bianco ha voluto smentire i rumors, secondo cui è stato “fatto fuori” per far spazio ad altri. La verità, spiegano nella segreteria del Pd, è che si consuma già un nuovo scontro tra Bianco, che sul territorio conta su un forte consenso, e nuovi volti che vorrebbero emergere, come quello di Giuseppe Berretta: secondo in lista alla Camera, quest’ultimo sogna anche la poltrona di primo cittadino.

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