Siate coerenti: degradate per legge il Natale a giorno feriale lavorativo

Il Natale cristiano è riconosciuto dallo Stato, quindi presepe e canti natalizi possono e devono avere piena cittadinanza nelle scuole

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Al direttore di Tempi.
Il 25 dicembre, Natale, è una festività cattolica di precetto come tale riconosciuta dallo Stato anche agli effetti civili sin dal tempo dell’Unità d’Italia (decreto 17 ottobre 1860, n. 5342).

Per la dottrina cattolica «a Natale la Gloria del Cielo si manifesta nella debolezza di un bambino» (103/525-503) e questa giornata in base alla legge della Repubblica 27 maggio 1949 n. 260 è «giorno festivo con l’osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici».

Nello stesso elenco in cui è incluso il Natale ed altre feste religiose troviamo il 25 aprile, festa della Liberazione ed il primo maggio, festa del lavoro, che non mi risulta suscitino particolari contestazioni se il loro contenuto viene spiegato nelle scuole.

Giusto o sbagliato che sia, l’ordinamento giuridico italiano riconosce pertanto come festivo a tutti gli effetti questa festa religiosa: qualcuno mi dovrebbe spiegare allora come sia possibile che in giro per l’Italia presidi, magistrati e persino qualche sacerdote (o vescovo) ritengano di dover cancellare nella scuola tutto quel patrimonio di storia e cultura, canti e presepe compresi, che fanno parte integrante della nostra tradizione religiosa.

Questi signori, se fossero coerenti, dovrebbero chiedere che il 25 dicembre sia degradato per legge a giorno feriale lavorativo, togliendo ogni riferimento alla Natalità e salvando tutto il folklore dei vari alberi di Natale, babbo Natale o come in Unione Sovietica e nei paesi satelliti al tempo del comunismo il meno compromettente Babbo Gelo, che porta i regali ai bambini.

Ma finché il Natale cristiano sarà riconosciuto dallo Stato, presepe e canti natalizi che ricordano Gesù bambino possono e devono avere piena cittadinanza nelle scuole, perché chi vuole contestarli non soltanto non riconosce la legge in vigore ma trasmette agli extracomunitari di ogni razza cultura e religione il devastante messaggio che l’Italia è un paese in cui ognuno, a cominciare proprio dalla comunità educativa, fa quello che gli pare alla faccia del rispetto delle nostre leggi, delle nostre istituzioni e delle nostre tradizioni.

Carlo Giovanardi

Foto da Shutterstock


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