Sì della Camera al “bavaglio” per le “intercettazioni spazzatura”. «Così tuteleremo indagini e diritto di cronaca»

Intervista a Enrico Costa, sottosegretario uscito “vincitore” da Montecitorio. «Le conversazioni non pertinenti alle inchieste non devono essere pubblicate»

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Già nel tono della voce non nasconde la soddisfazione per il risultato raggiunto. Il sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa (Ncd) è stato il volto dell’esecutivo tra i banchi del parlamento durante tutta la discussione e il voto della legge delega sulla riforma del codice penale, di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario. «Molto è stato cambiato dall’impianto iniziale, attraverso la discussione, e molte sono le proposte dell’opposizione che sono state accolte. In particolare, cito quelle sul tema della delega per i nuovi benefici penitenziari e sul tema della giustizia riparativa, su cui abbiamo ricevuto moltissimi stimoli dagli altri partiti. Nell’ambito di un dibattito vivace si è fatto un percorso costruttivo», racconta a tempi.it, subito dopo l’esito della votazione. Il ddl è passato con 314 sì, 129 no, 51 astenuti e molte proteste. Tra le novità, la cancellazione dell’udienza filtro per le intercettazioni alla presenza di tutte le parti, sostituita da una «selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio tra le parti». È aggiunta inoltre la non punibilità per chi usa riprese o registrazioni per il diritto di cronaca (è stato accolto insomma il cosiddetto emendamento “salva Iene”).

La critica più benigna riguardo agli articoli sulle intercettazioni è che si lasci al governo in pratica una delega in bianco su un tema delicatissimo. La più dura è che si tratti di una “legge bavaglio”. Come risponde?
O la delega è troppo generica o è talmente chiara che determina un bavaglio: già in queste parole mi pare evidente la contraddizione tra le posizioni. Le linee volute dal parlamento nella legge delega su questo tema invece sono chiare ed equilibrate. La legge dovrà garantire la tutela delle conversazioni private che non hanno nulla a che vedere con le indagini: questo mentre oggi dilagano sui giornali brani di intercettazioni captate anche accidentalmente. Se le intercettazioni sono un mezzo di prova per il processo, verranno conservate e usate, ma tutto il resto non c’entra, quindi non dev’essere pubblicato sui giornali.

Mentre non cambierà nulla nella disciplina delle intercettazioni dal punto di vista investigativo?
No, assolutamente. La delega sottolinea proprio che il governo dovrà legiferare solo dal punto di vista della pubblicazione delle conversazioni non pertinenti alle inchieste.

Ha fatto molto discutere la previsione di un nuovo reato, con pena da 6 mesi a 4 anni di reclusione, per chi diffonde il «contenuto di conversazioni captate fraudolentemente». Volete mettere a tacere Report?
Non accadrà affatto, perché un emendamento approvato sottolinea che nel testo della nuova legge il diritto di cronaca rimarrà salvaguardato e dovrà essere esplicitamente citato.

Altro punto criticato è il nuovo articolo 162 ter sui reati punibili a querela, che prevede si possano estinguere se il colpevole ripara interamente il danno, anche con risarcimento. Tra i reati a querela ci sono quelli commessi a mezzo stampa, ma d’altra parte anche le violenze sessuali, gli abusi e lo stalking. Significa che le vittime potrebbero non trovare giustizia?
Assolutamente non è così. Quello della riparazione del danno e del risarcimento è un meccanismo usato già oggi di fronte al giudice di pace, ora sarà esteso solo di fronte ai reati più tenui. Sarà però sempre il giudice a valutare e decidere se un risarcimento è congruo, e dovrà tenere anche conto di un eventuale ravvedimento e una riparazione effettiva, non solo economica. Per reati leggeri perseguibili a querela come quelli a mezzo stampa, ritengo che sia giusto sgravare i tribunali dall’occuparsi di processi bagatellari.

Altro passaggio controverso: la delega sui termini delle indagini preliminari. Dopo 18 mesi (o due anni a seconda dei reati) il pm ha a disposizione 3 mesi per decidere se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio degli indagati. Le toghe protestano che così sarà impossibile arrivare ai vertici delle organizzazioni criminali. Come risponde?
Il provvedimento è qualificato all’accelerazione dei procedimenti. Verranno date solo scansioni di tempo chiare e precise, sia per evitare casi in cui i pubblici ministeri “dimenticano” fascicoli nei cassetti, sia per tutelare le presunte vittime dei reati, e anche per garantire meglio il diritto alla difesa dell’imputato.

Ha trovato consenso invece la delega per la riforma dell’ordinamento penitenziario, con cui si dà mandato al governo di valorizzare il lavoro e il volontariato per i detenuti, le misure alternative al carcere, e di riconoscere il loro diritto all’affettività. 
La delega è un tassello di un percorso che il governo ha già avviato per affrontare i problemi di questo particolare mondo che è il carcere. Siamo molto attenti alla finalità educativa della pena, e oggi purtroppo ci sono fortissime criticità proprio su questo aspetto. La detenzione non dev’essere un momento di “pausa” o di “ozio”, ma una fase attiva che consenta di restituire alla società un individuo nuovo e recuperato attraverso il lavoro o l’impegno per la comunità.

A proposito di carcere, secondo lei che margini ci sono per una risposta positiva all’appello per l’amnistia lanciato dal Papa in vista del giubileo?
Il Papa non ha fatto un appello al singolo legislatore, ma a tutti. Tuttavia oggi abbiamo previsto un percorso in termini organici, attraverso varie norme, per affrontare il problema del sovraffollamento: per il resto quella dell’amnistia è una scelta che spetta alle Camere e il Parlamento è sovrano in materia.

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