Serve il buono scuola nazionale
Caro direttore, 19 importanti associazioni familiari hanno sottoscritto, in questi giorni, un documento (riproposto qui sotto, ndr) con il quale chiedono che le famiglie vengano aiutate concretamente e anche economicamente a svolgere il proprio compito educativo. Vorrei spiegare perché si tratti di una bella novità quella che vede le famiglie finalmente risvegliarsi dal sonno e riprendere in mano con orgoglio la propria responsabilità educativa. Tale responsabilità ha il proprio fondamento nella natura delle cose, perché da sempre è stato riconosciuto alla famiglia il diritto/dovere di educare i propri figli. Tutte, dico tutte, le grandi e nobili dichiarazioni internazionali sui diritti dell’uomo riconoscono ai genitori tale compito in via esclusiva. Questo principio è sempre stato riconosciuto e sostenuto dalla dottrina sociale della Chiesa. Anche la nostra Costituzione, che notoriamente è “la più bella del mondo”, proclama solennemente, all’articolo 30, che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio». Ed il successivo articolo 31, sull’onda di ciò che prevede l’articolo 3, per rendere concreto tale diritto, afferma che «la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riferimento alle famiglie numerose». Stranamente l’articolo 30 è sempre stato ignorato nel dibattito culturale e politico relativo al tema dell’educazione e della scuola: in modo tristemente provinciale il dibattito sulla libertà di educazione della famiglia è sempre stato bloccato dal famigerato riferimento al «senza oneri per lo Stato» contenuto nell’articolo 33 della Costituzione, malamente e in mala fede interpretato, tra l’altro. Ma, vivaddio, cosa c’entra il “senza oneri per lo Stato” con i diritti della famiglia? Tale infelice e, ripeto, provinciale espressione riguarda le scuole, ma non le famiglie. In un’epoca in cui il tema dei “diritti” è diventato un’idolatrica ossessione fino ad affermare che esiste il diritto ad uccidere (aborto) ed il diritto a morire (suicidio assistito), perché l’unico diritto che non viene riconosciuto, malgrado l’esistenza dell’articolo 30, è quello dei genitori a istruire ed educare i propri figli? Il documento a cui mi riferisco pone finalmente tale problema e sottolinea come il diritto dei genitori ad educare sia un diritto costituzionale, di fronte al quale è dovere delle istituzioni repubblicane provvedere in modo positivo, facendo in modo che ogni famiglia italiana, anche quella povera, possa liberamente scegliere a quale scuola pubblica (statale o paritaria) iscrivere i propri figli. Ciò, del resto, avviene in quasi tutti i Paesi europei, anche in quelli ritenuti, per storia e cultura, molto lontani da influenze cattoliche. Il documento qui commentato indica anche una modalità con cui dare attuazione a quanto previsto dagli articoli 3 e 30: il buono scuola nazionale, sull’onda di quanto è stato fatto in Lombardia in modo molto positivo. A fronte di tale ipotesi non reggerebbe la usuale obiezione di chi governa i bilanci statali e che si sintetizza nella frase ”non ci sono i soldi”. Di fronte ad un diritto, i soldi si devono trovare, come si sono trovati di fronte al diritto alla cura e di fronte al diritto al lavoro. Perché non si trovano di fronte al diritto all’educazione, che appartiene ai genitori e solo a loro? Un governo di centrodestra è disponibile ad assumere iniziative diverse sa quelle dei governi di centrosinistra (e, purtroppo, anche dei governi democristiani?). Su questo tema fondamentale, l’attuale governo vuole continuare pedissequamente la strada infeconda percorsa dai governi che l’hanno preceduto? Mi pare una bella sfida, per rispondere positivamente alla nuova domanda delle famiglie.
Peppino Zola
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Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027
Proposta di finanziamento alle famiglie e alla scuola paritaria
Da diversi anni la scuola paritaria – componente costitutiva del sistema nazionale di istruzione – sta soffrendo situazioni di difficoltà gestionali a causa di circostanze particolari quali ridotto volontariato religioso nelle scuole confessionali, incremento dei costi per forte incremento inflattivo post pandemia, ridotte possibilità economiche delle famiglie, in particolare del ceto medio, da sempre il maggior fruitore dei servizi della scuola paritaria.
A questi fattori si aggiungono: costante riduzione dell’attenzione politica verso scuola paritaria, nonostante l’importante servizio pubblico che svolge, che ha determinato il mancato compimento della legge di parità e il suo graduale insabbiamento; promesse di aiuti finanziari alle famiglie mai mantenute; il mancato adeguamento dei contributi ordinari alle scuole per conservare il loro potere di acquisto.
L’evento organizzato da numerose associazioni il 24 marzo 2025 in Regione Lombardia, “25 anni di legge di parità e dote scuola: dare compimento alla libertà educativa”, ha messo in evidenza una dimenticanza più grave ossia che il diritto ad esistere della scuola paritaria (artt. 33 e 34) e il diritto alla libera scelta educativa dei genitori (artt. 3, 30 e 31) sono diritti previsti dalla nostra Costituzione.
Il mancato sostegno da parte politica è perciò in contrasto con la Costituzione ed impedisce ai cittadini di poter esercitare i diritti da Essa sanciti. Questa evidenza sostanzia in modo oggettivo le richieste di interventi finanziari da parte delle scuole paritarie e degli studenti che le frequentano e delle loro famiglie ponendole non più quali richieste di aiuto meramente assistenziale, ma quali provvedimenti indispensabili per poter esercitare i loro diritti, come sancito con forza e chiarezza proprio dal menzionato articolo 3.
In sintonia e condivisione, in appoggio alle richieste predisposte a livello nazionale si richiede che nella prossima Legge di Bilancio 2026 sia necessario inserire tre interventi fondamentali per eliminare le discriminazioni economiche verso le famiglie e riportare il settore paritario verso una normalità di gestione nel rispetto della Costituzione, ricordando che ad oggi gli studenti frequentanti, ed usufruenti un servizio pubblico (circa 750.000 alunni) rappresentano ancora il 10% della popolazione scolastica, e precisamente:
- L’avvio di una politica che punti a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” affinché i cittadini possano esercitare il diritto costituzionale alla libera scelta educativa come previsto dall’artt. 3 e 31 della Costituzione. Lo strumento utilizzabile e che si propone è il Buono scuola nazionale, prendendo da esempio un sistema consolidato in funzione da più di vent’anni in Regione Lombardia con la dizione ‘Dote Buono Scuola’. Un intervento circoscritto alle famiglie che hanno figli che frequentano la scuola paritaria richiede un avvio con risorse limitate, ma efficaci, e garantisce aiuto a tutte le famiglie, specialmente quelle con difficoltà economiche essendo agganciato all’ISEE erogando contributi inversamente proporzionali al suo valore.
- L’incremento del contributo ordinario (stanziato e distribuito regolarmente da sempre, anche negli ultimi anni). Rappresenta la normale modalità storica di finanziamento utilizzata dalla legge 62/2000 contestata per anni per l’errata interpretazione dell’articolo 33 della frase “senza oneri per lo Stato”, ormai superato alla luce delle evoluzioni normative e giurisprudenziali e da sentenze della Corte costituzionale, tra cui la n. 42 del 2003. La rivalutazione del contributo ordinario sarebbe un intervento di equità considerato che l’importo era di 500 milioni nel 2005, lo stesso della legge di bilancio 2025 con una erosione del 50% del potere di acquisto, a causa dell’inflazione.
- L’adeguamento del contributo per il sostegno degli studenti con disabilità che frequentano la scuola paritaria. Oltre alla richiesta di stabilizzazione di quanto fino ad oggi stanziato dallo Stato, considerando che siamo ancora lontani dall’obiettivo che tali alunni possano avere il sostegno gratuito come accade nella scuola statale, si chiede un ulteriore incremento del contributo statale che riduca la discriminazione oggi in essere.
Oggi le attese di genitori, di studenti e delle scuole paritarie, giunti alla consapevolezza di essere portatori di diritti costituzionali che vogliono poter esercitare, sono alte.
Ai fini del suddetto concreto segnale di attenzione e di positivo intervento ai fini ai fini di avviare la concreta possibilità di esercizio dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione per genitori e scuole, si ritiene che le proposte non debbano essere valutate una alternativa all’altra, ma considerate un unico “pacchetto” con un significativo incremento delle risorse finanziarie messe a disposizione rispetto agli scorsi anni.
Si ritiene inoltre, ai fini della stabilizzazione, che l’intervento nella prossima legge di Bilancio non debba essere considerato “annuale”, ma debba prevedere un consolidamento a partire dall’anno 2026.
La proposta è stata redatta e condivisa dalle Associazioni firmatarie in prosecuzione e con riferimento ai valori espressi nel documento sul “RILANCIO DEL DIRITTO CIVILE ALLA LIBERTA’ DI SCELTA EDUCATIVA” presentato nell’evento del 24 marzo 2025, ed esprime argomentazioni che possono essere arricchite con approfondimenti e calcoli che dimostrano i dati indicati, che potranno essere messi a disposizione.
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