La logica corporativistica della magistratura voluta dal fascismo e difesa oggi ottusamente da tanti “democratici”, la militanza di certe toghe e le tante iniziative giudiziarie ideologiche che fanno venire voglia di votare “sì” al referendum. Rassegna ragionata dal web
Magistrati in protesta a Brescia contro la separazione delle carriere tra giudici e pm in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, 25 gennaio 2025 (foto Ansa)
Magistrati in protesta a Brescia contro la separazione delle carriere tra giudici e pm in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, 25 gennaio 2025 (foto Ansa)
Su Libertà e giustizia Marco Ladu scrive:
«Separare giudici e pubblici ministeri rompe l’unitarietà della magistratura, principio su cui la Costituzione fonda l’indipendenza del potere giudiziario sia dal potere legislativo (Parlamento) sia dal potere esecutivo-politico (il governo).
Due carriere separate non garantiscono maggiore autonomia, anzi creano corpi isolati e più vulnerabili alle pressioni esterne. Il principio è molto semplice: divide et impera, cioè, dividi e comanda! Se io divido un gruppo in due gruppi, rendo questi gruppi singolarmente attaccabili e, in particolare, questa riforma renderebbe i pubblici ministeri sensibili alle pressioni esterne, a partire dalle pressioni politiche!
La forza della giustizia italiana è sempre stata nella sua unitarietà: chi indaga e chi giudica serve la stessa legge e ris...
Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo