«Sentenza unica al mondo. Non possiamo prevedere i terremoti. Così lasciamo campo ai predicatori»

Intervista a Stefano Gresta, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che conosceva i condannati a 6 anni per mancata previsione del terremoto dell’Aquila: «Scioccati, ma non ci tiriamo indietro».

«La sismologia non è una scienza esatta e non può prevedere i terremoti». A tempi.it, non può che ripetere questa frase Stefano Gresta, presidente di Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), davanti alla sentenza che ieri ha condannato in primo gradi a sei anni di carcere sei scienziati della commissione Grandi Rischi insieme al vicedirettore della protezione civile, Bernardo De Bernardinis, per non aver previsto e correttamente informato la popolazione sul possibile terremoto che ha sconvolto L’Aquila il 6 aprile 2009.

Nel comunicato rilasciato ieri, si dice «preoccupato e rammaricato» da questa sentenza, che è unica in Italia nel suo genere. Perché?
Non è solo unica in Italia, è unica al mondo. Tante cose mi preoccupano, ma l’aspetto peggiore è che noi scienziati non siamo riusciti a far capire che il nostro lavoro non dà certezze. In futuro avremo paura a comunicare i risultati delle nostre indagini in sedi ufficiali e anche all’opinione pubblica.

Lei conosceva i sei condannati in primo grado?
Alcuni di loro sì, li ho conosciuti quando ero ancora studente all’università, altri quando mi sono laureato, con alcuni c’è un rapporto trentennale e posso dire che sono dei grandi professionisti, i migliori scienziati che abbiamo. E se non hanno previsto il terremoto dell’Aquila è perché non potevano dare certezze dal momento che non le avevano. Ripeto: la sismologia non è una scienza esatta, cosa bisogna fare? A posteriori, se non si prevede un terremoto si viene imputati per omesso allarme e se si lo si prevede, e poi non avviene, si viene denunciati per procurato allarme.

Ma se la sismologia non è una scienza esatta, perché si è arrivati a questa sentenza?
Non lo so, bisogna leggere le motivazioni e io, non essendo un tecnico, credo che avrò difficoltà a capirle. Quello che noi scienziati possiamo fare, e che abbiamo fatto, è la carta della pericolosità sismica, ma poi non siamo noi che dobbiamo mettere in sicurezza il paese.

Se non c’è certezza, come ci si difende dai terremoti?
Per difenderci bisogna costruire case che non crollino e faccio notare che gli strumenti per ristrutturare il patrimonio edilizio italiano in chiave antisismica ci sono tutti. Le indagini sono state fatte, ora però manca da parte di chi amministra il territorio o il paese un grande piano di prevenzione e non di previsione, perché quest’ultima non è certa. La prevenzione, invece, consiste in un grande piano di riqualificazione del nostro patrimonio edilizio. Solo così ci si difende da un terremoto che tra uno, dieci, cinquant’anni avverrà nelle nostre regioni. Ecco il lavoro che bisogna fare.

Nel suo comunicato ha scritto: «Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati». A chi si riferisce?
Ci sono tantissime persone, è sempre pieno di predicatori, che con metodi non scientifici, o cercando di dare certezza a risultati scientifici che invece presentano grandi incertezze, fanno previsioni. Queste persone, in realtà, non danno nessun contributo se non quello di aumentare la confusione e il panico in momenti in cui la popolazione è già sotto lo stress.

Dopo la condanna di ieri, con quale spirito siete tornati al lavoro?
Io e tutto il personale siamo ancora scioccati, siamo imbambolati da questa sentenza, però continuiamo a svolgere il nostro lavoro nelle nostre tre sale operative di Roma, Napoli e Catania. Con grande senso di responsabilità non ci tiriamo indietro anche se questa è una giornata molto triste.