Il contadino spagnolo che accettò il martirio per difendere il suo professore. E la Vergine del Vilar

Studente e agricoltore, fu ucciso dai repubblicani insieme a padre Jaime Puig Mirosa durante le persecuzioni anticattoliche nel 1936. I due misero in salvo l’immagine della Madonna del santuario di Blanes

Il prossimo 13 ottobre, in una cerimonia presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi e rappresentante di papa Francesco per questa occasione, saranno beatificati a Tarragona 522 martiri della guerra civile spagnola, fra i quali figurano molti religiosi ma anche diversi laici, persone comuni che diedero la vita per non dover rinnegare la propria fede. Si tratta, per la Conferenza episcopale spagnola, di uno degli eventi principali dell’Anno della fede. 
Nei giorni scorsi monsignor Vicente Cárcel Ortí, storico e autore di diversi libri sui cattolici spagnoli perseguitati dai repubblicani negli anni Trenta, ha spiegato in un’intervista a tempi.it l’importanza di questo evento per la Chiesa. Questo articolo è il secondo della serie dedicata ai martiri laici che saranno beatificati a ottobre (leggi anche la storia di José María Poyatos Ruiz).

Sebastián Llorens Telarroja, nato nel 1909, morì per mano del Fronte popolare nel 1936, a 27 anni, insieme a un altro prossimo beato, il sacerdote Jaime Puig Mirosa, primo martire dei Figli della Sacra Famiglia (in tutto sono 19 i membri della congregazione che saranno beatificati a ottobre insieme a questo laico). Ex allievo serale della scuola di Santa María di Blanes, Gerona, era un giovane studioso e lavoratore agricolo, membro della Federazione dei Giovani Cristiani della Catalogna e terziario dell’ordine di san Francesco.

L’IMMAGINE DELLA VERGINE. L’Eucaristia e la Vergine del Vilar, patrona di Blanes, erano i suoi due grandi amori. Viveva testimoniando l’incontro con Cristo e servendolo attraverso diverse opere di misericordia. Pur sapendo di mettere a rischio la propria vita, mise in salvo dalla furia dei “rossi” l’immagine della Vergine del Vilar conservata nell’omonimo santuario, e accompagnò fino alla morte il suo insegnante, padre Mirosa appunto. Quest’ultimo, nonostante la giovane età, mostrava grande capacità e serietà nella gestione dell’istituto Santa María, di cui era direttore, e nella formazione degli studenti. Sapeva essere padre e maestro, creando un’atmosfera familiare all’interno della scuola.

L’ARRESTO. Il 19 luglio del 1936, dopo una prima registrazione da parte di miliziani repubblicani entrati nell’istituto, don Jaime fu portato di fronte a una commissione per essere interrogato sulle proprietà Figli della Sacra Famiglia, che in seguito furono saccheggiate, come accadde anche ad altre comunità religiose e al clero di Barcellona. Una volta rilasciato, il sacerdote si rifugiò prima a casa di un amico del collegio, poi il 25 luglio andò fuori città proprio dal suo ex studente Sebastián, che aiutò a nascondere l’antica immagine della Vergine del Vilar, nonostante i pericoli. Nella notte del 30 luglio 1936, però, una pattuglia di repubblicani lo fermò e lo portò al comitato dove subì un lungo interrogatorio. Fu accusato pretestuosamente  di aver cambiato indirizzo senza informare il comitato. Liberato, trovò il giovane Sebastián ad aspettarlo.

L’IMBOSCATA. Ma i repubblicani avevano preparato per loro un’imboscata, e i due furono catturati insieme mentre tornavano a casa. Lungo la strada, i miliziani del Fronte popolare ordinarono alla gente di chiudere porte e finestre in modo che non potessero testimoniare l’omicidio premeditato. Poi portarono padre Puig Mirosa e Sebastián fuori città, dove alcuni repubblicani sbucarono da dietro un muro e spararono contro il religioso e il suo alunno, che lo aveva preso tra le braccia per sostenerlo. Prima di morire, il prete riuscì a mormorare: «Mio Dio, mio ​​Dio». Sebastian, invece, rimasto ferito, fu freddato con alcuni colpi alla testa. I due cadaveri giacquero sulla strada finché non furono raccolti e portati al cimitero locale. Riconosciuto nel 1941, il corpo di Jaime Puig Mirosa è stato deposto prima in una nicchia della congregazione, poi, nel 2007, nel cimitero della cappella parrocchiale di San José Mañanet a Barcellona. Il popolo ha eretto un monumento nel luogo del suo martirio e sono dedicate a lui le due strade che conducono lì.