Se vuoi rovinare qualcuno, a Natale mandagli prosecco e torrone

Il Corriere della Sera rivela le “regalie” natalizie ai politici da parte di Manlio Cerroni, il «re dei rifiuti» della discarica di Malagrotta (Roma): «Esercizio di lobbying»

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cerroni-prosecco-torrone-politici-corriereMalgrado la sua indole di ultradestra catto-fascistoide baciapile moralista intollerante rigidona e così via, il Correttore di bozze è notoriamente anche un garantista al limite del connivente, soprattutto quando si parla di criminali conclamati, fra i quali egli vanta modestamente numerosi amici. Sarebbe dunque, il Correttore di bozze, la persona meno adatta a trattare questioni di giustizia, ma oggi il Corriere della Sera ha infilato un paio di sbandate talmente balorde da costringerlo ad affliggere voialtri persone perbene con le sue delittuose osservazioni. Peggio per voi.

Dunque, dicevamo: Corriere della Sera, addì 16 gennaio 2014, articolo a pagina 10. Occhiello: “Il caso Cerroni”. Titolo: “Il prosecco ai politici dal re dei rifiuti”. E qui, volendo, il gioco di per sé sarebbe finito, poiché il lettore medio a questo punto, vedendo accostate le parole “politici” e “prosecco”, è già lì con la bava alla bocca e il cuore pieno di fankulo la kasta. Non ha bisogno di leggere oltre.

Il Correttore di bozze, invece, afferrato da un moto di solidarietà verso gli adepti del lato oscuro della Forza, decide di non perdersi d’animo e assistere al supplizio. E cosa scopre? Un fatto a dir poco vergognoso. Scandaloso. Imperdonabile. Pensate un po’, scrivono Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni sul Corriere, pare addirittura che «il re dei rifiuti» Manlio Cerroni, patron della discarica di Malagrotta alle porte di Roma, arrestato pochi giorni fa nel verde degli anni (87, otto-sette, ottantasette) con l’accusa di associazione a delinquere, «a Natale, secondo la liturgia, spediva torrone e prosecco» a «politici, consiglieri e manager». Torrone e prosecco? Esatto: torrone e prosecco. Lo stesso straccionissimo regalo che ogni dannato anno il Correttore di bozze riceve dai suoi amici pitocchi. E che però, una volta sparso dalle mani di un indagato, inspiegabilmente diventa – parole del Corriere – un «esercizio di lobbying» che «conferma “la capacità di Manlio Cerroni di penetrare nelle maglie della politica e della pubblica amministrazione”». Penetrante, il torrone.

Comunque, sebbene siano gli stessi investigatori dei carabinieri a riconoscere nella loro informativa che «la portata delle singole regalie, per il loro valore, poteva non costituire il corrispettivo per una presunta o possibile attività di corruttela», nel dubbio, meglio mettere tutto nero su bianco poiché «l’individuazione dell’intera opera promozionale condotta da Cerroni permetteva di determinare in gran parte il suo circuito relazionale politico-istituzionale». Beh, se lo dice l’informativa, il Corriere copia & incolla. Segue dunque «elenco parziale» di 39 (tre-nove, trentanove) nomi di politici e manager che potrebbero essere entrati in contatto diretto con le scellerate leccornie natalizie del Cerroni in quanto addirittura «destinatari del cesto fra il 2005 e il 2008». Mioddìo. In tre anni trentanove politici italiani, ma il cielo sa quanti altri, avrebbero ricevuto in occasione delle festività torrone e prosecco – ripetiamo: mica panforte e moscato, mica zampone e cedrata, mica lenticchie e acqua frizzante, bensì torrone e prosecco. Ahi quanti torroni. Ahi quanti prosecchi.

Ma chi sono i malandrini nella lista della vergogna? Si va da Veltroni a Storace passando per Baccini e Bertolaso. Insomma ci siamo capiti. Destra e sinistra, centristi ed estremisti, tutti i politici uniti nel gran «circuito relazionale politico-istituzionale» del «re dei rifiuti» che li soggiogava assecondando la loro insaziabile brama di torrone e prosecco. Ce n’è abbastanza per mettere in quarantena l’intero parlamento. Tutti a casa. Basta col magna magna. Roma ladrona. Andate a lavorare, torroni del menga.

Ps. L’altro curioso lapsus giustizialista del Corriere invece è a pagina 6 e riguarda Angelino Alfano. Titolo: “Casa a Roma, Alfano indagato e archiviato”. L’articolo è firmato dall’impareggiabile Luigi Ferrarella, il quale ci informa che nel 2013 il leader di Ncd sarebbe stato indagato e archiviato per finanziamento illecito a causa di uno «sconto di 5.000/6.000 euro sull’affitto di casa». Detta in sintesi, tale sconto di «500/600 euro al mese», emerso presso la procura di Milano come «aspetto collaterale di un’indagine su alcuni imprenditori “sviluppatori” di parchi eolici» e inoltrato a Roma per competenza ma «senza ipotesi di reato», era stato offerto ad Alfano da un amico uomo d’affari il quale ha spiegato ai magistrati della capitale di «conoscere da tempo l’ex ministro che occupava la casa solo pochi giorni a settimana, e di aver preferito incassare un canone più basso a fronte del fatto di tenere in casa una persona di fiducia, che oltretutto si era impegnato a lasciarla subito libera qualora necessario».

Lineare. I pm di Milano scoprono, i pm di Milano inoltrano, i pm di Roma indagano, i pm di Roma non trovano, i pm di Roma archiviano. Scusate, domanda il Correttore di bozze, ma dov’è la notizia? La notizia, a quanto pare, è che tutto ciò sia avvenuto «silenziosamente», come nota Ferrarella medesimo. E come sottolinea nel titolo Dagospia riproponendo l’articolo del Corriere: “Angelino e lo strano silenzio delle procure”. Già. Un silenzio stranissimo. Ragazzi, che questa sia la prima e l’ultima volta che ci lasciamo scappare l’occasione di sputtanare qualcuno.

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