«Se suo figlio avesse la Sindrome di Down abortirebbe?»

Dal 2017 il Belgio rimborsa quasi al 100% i test per individuare la Trisomia 21 e il 97% delle donne lo fa. I medici pongono questa domanda alle future madri e il numero di bambini nati è crollato

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«Se suo figlio avesse la Sindrome di Down abortirebbe?». È questa la domanda che i medici in Belgio hanno cominciato a fare a tutte le donne incinte dall’1 luglio 2017, da quando cioè lo Stato ha cominciato a rimborsare quasi al 100% i costosissimi Test prenatale non invasivi (Dpni) per individuare nel feto il gene della Trisomia 21.

UNICO PAESE AL MONDO. Secondo un’inchiesta del quotidiano locale Het Belang van Limburg il 97% delle donne si sottopone al test e questi dati inquietano molti medici. «Più si va alla ricerca di anomalie genetiche e più se ne trovano», spiega la ginecologa Caroline Van Holsbeke, secondo cui il test «costa enormemente alla società» e il Belgio è l’unico paese al mondo a rimborsarlo. «Nella maggior parte degli altri paesi solo un piccolo gruppo di persone a rischio hanno diritto al rimborso del test. Alcuni pazienti lo fanno solo per sapere il sesso del nascituro già alla 14esima settimana», con il rischio che poi venga scelta l’interruzione di gravidanza se il sesso non è quello preferito.

DOWN SPARITI. Per Van Holsbeke, in ogni caso, i medici dovrebbero chiedere «vuole fare il test Dpni» e non «abortirebbe se suo figlio fosse Down». Ma la domanda rivela il vero obiettivo dell’operazione: eliminare alla radice la possibilità che nascano bambini affetti da Trisomia 21. Purtroppo, le cifre dicono che funziona. Nelle Fiande nel 2013 sono nati 58 bambini con Sindrome di Down. Nel 2017, meno di 10. Mentre nella città di Limburgo ne è nato solo uno.

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