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Se la C nel suo piccolo…

aprile 5, 2000 Zottarelli Maurizio

“Il governo pensa solo ad incassare dal business di serie A e penalizza il football minore che fa formazione per i giovani e che regge gran parte del sistema calcistico nazionale. Avanti così siamo destinati al fallimento”. Parola del presidente della Lega professionisti di serie C. che si chiede: “Perché la Guardia di Finanza torchia il piccolo artigiano e non i grandi club calcistici?”. Se la polemica su Lega e arbitri nasconde la rivolta della base del calcio nazionale

Sulle lamentazioni del presidente dell’Inter Massimo Moratti per i presunti torti arbitrali subiti dai nerazzurri sono stati istituiti processi e controprocessi su rigori e decisioni a favore e contro: il campionato si avvia alla fine ed è tempo di bilanci. E se quelli sportivi dell’Inter, a fronte dei 270 miliardi spesi, sono in rosso, c’è un calcio minore per il quale i conti non tornano mai. Siamo ancora nel mondo dorato dei professionisti del pallone, che in serie C però luccica molto meno, come spiega a Tempi Mario Macalli, presidente della Lega Professionisti di serie C, un universo di 90 squadre, tra C1 e C2, sparse su tutto il territorio nazionale. “Il punto è che tutti i provvedimenti presi negli ultimi anni sono andati a favore del calcio business dei grandi club di serie A, ma nessuno si è preoccupato di tutelare la serie C che rappresentano una grande ricchezza sociale e sportiva per i giovani: in Nazionale, per esempio, giocano 6 giocatori che fino a quattro anni fa erano in serie C e ogni squadra di serie A ha due o tre giocatori formati in C”.

In che senso si è pensato solo al calcio business di serie A? Per esempio, Walter Veltroni due anni fa come ministro dello Sport si è preoccupato di cambiare la legge per permettere ai grandi club di distribuire gli utili tra i soci, ma non dei danni procurati alle piccole società che vivono grazie al vivaio e utili non ne hanno dalla sentenza Bosman, che permette ai giocatori di svincolarsi a fine contratto senza alcun indenizzo alla società di appartenenza. Mentre i grandi club acquistano i migliori atleti a zero lire e poi li rivendono con grossi guadagni.

È la legge del mercato: le grandi squadre possono offrire ai giocatori contratti principeschi per trattenerli…

Certo, però noi avevamo proposto di ridurre gli oneri previdenziali e fiscali a carico delle nostre società, che per legge sono equiparate a quelle di serie A. Si chiedeva di inserire, come accade in altri settori, contratti di apprendistato sportivo: alla firma del primo contratto da professionista, da 18 anni fino a 21/22 anni, i giocatori sarebbero stati esenti dalla contribuzione previdenziale. Tutto ciò oltretutto avrebbe incentivato l’impiego dei giovani. Invece niente. Con il particolare che le contribuzioni si pagano su un massimale di 100-150 milioni, per cui noi, con le nostre paghe, finiamo per pagarlo per intero mentre chi percepisce miliardi versando sempre lo stesso massimale, in proporzione, paga forse il 3% dello stipendio. In definitiva, perciò, a sostenere la cassa previdenziale è proprio la serie C.

Però i grandi club trainano il mercato tv…

I diritti televisivi, appunto. Prima li gestiva direttamente la Lega che ne ridistribuiva i proventi a tutti. Con l’avvento della norma che considera i diritti televisivi soggettivi ogni club li vende come meglio crede: così i grandi si dividono una torta da 1200/1300 miliardi e agli altri niente. È venuto meno il principio di mutualità. Per ottenere questa norma, le grandi società di serie A hanno accettato di distribuire un po’ di soldi (circa 200 miliardi all’anno) alle 20 società di serie B (che con la serie A forma la Lega nazionale professionisti, distinta da quella di serie C. Giusto nei giorni scorsi, il presidente del Venezia Maurizio Zamparini ha denunciato in un’intervista a Il Giornale che in Lega comandano sette grandi club sulle spalle degli altri trentuno annunciando una “resa dei conti” alle elezioni che si terranno il prossimo giugno per rinnovare le cariche dell’organizzazione, ndr).

E la serie C è rimasta ancora a bocca asciutta…

Per di più con l’avvento delle pay-per-view le partite di A e B vengono trasmesse in diretta alla domenica e quando noi giochiamo nessuno viene più allo stadio. Chi paga per questi danni? In Francia il governo di sinistra nel giro di pochi mesi ha emanato una legge per cui il 5% dei diritti televisivi devono essere versati allo stato il quale li distribuisce al calcio e allo sport minore, ma da noi? Però avete anche l’entrata che deriva da Totocalcio, Totogol…

Sì, ma per effetto dei contratti radiotelevisivi e delle coppe europee, i grandi club giocano le partite di campionato dilazionate nella settimana. Questo ha causato il crollo verticale del Totocalcio. E il danno è tutto dei piccoli club che ne avrebbero più bisogno. E non sarebbe più giusto dedicare questa contribuzione dei giochi, briciole ormai, al calcio professionistico minore e a quello di base, escludendo i grandi club. Alla Juventus o al Milan cosa servono 1 o 2 miliardi all’anno? Noi invece con 2 miliardi manteniamo 4 squadre.

Nessuno però sa delle difficoltà in cui versa la serie C. Avete in programma qualche manifestazione? Già due mesi fa pensavamo di sospendere l’attività agonistica per far presente a tutta Italia quello che sta succedendo. Anche perché il presidente di una squadra di provincia nella sua città conta molto e se si schierasse politicamente, con 1 milione e 500mila tesserati nel mondo dilettantistico e 5/6 milioni di persone interessate…

È una minaccia? Al governo chiediamo di diversificarci rispetto ai grandi club: per esempio di inquadrarci come società non profit. Ma lo stato sembra più interessato a incassare l’Irpef dei grandi trasferimenti di calciatori oppure i 6mila miliardi all’anno sui giochi. Senza ridistribuire niente. È la solita visione statalista di chi vuole mettere le mani su tutto.

Così però rischiate di inimicarvi le grandi squadre…

Non abbiamo nessun interesse a danneggiare i grandi club. Vogliamo solo non essere gli unici a pagare i costi dal calcio-business. A meno che non si voglia che il calcio si riduca a 5/6 grandi club. Ma se vogliono la nostra morte, ci sono molte cose che conosciamo…

Perché, cosa conoscete? Per esempio andremmo a vedere come sono i bilanci in queste società. Perché la Guardia di finanza torchia il piccolo artigiano e non i grandi club calcistici? I bilanci delle società di serie A sono stati pubblicati e se fossi un pm avrei aperto 20 inchieste. Ma non è questo che vogliamo. Ognuno però faccia la sua parte.

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