Se costruire costa, non fare nulla costa ancora di più: 900 miliardi di euro il prezzo delle mancate opere in Italia

Solo nel biennio 2012-2013 per infrastrutture non realizzate abbiamo perso 82 miliardi. Lo dice uno studio dell’Università Bocconi

Ottantadue miliardi di euro nel solo biennio 2012-2013. A tanto è arrivato il costo del non fare in Italia. Il maggiore esborso per il Paese è dovuto essenzialmente a mancate realizzazioni nei settori dell’energia, dei rifiuti, della viabilità autostradale e ferroviaria, della logistica, del settore idrico e delle telecomunicazioni. Un conto che, da qui al 2027, potrebbe lievitare fino a sfiorare la cifra monstre di 900 miliardi di euro, se il Paese non dovesse intervenire per tempo. Sono i dati contenuti nell’ottava edizione del rapporto annuale dell’Osservatorio “I costi del non fare”, diretto da Andrea Gilardoni docente dell’Università Bocconi di Milano, uno studio che monitora le realizzazioni infrastrutturali prioritarie per lo sviluppo e la competitività del Paese.

IL PAESE È TROPPO INDIETRO. I maggiori costi del non fare, ossia gli oneri effettivamente sostenuti dal Paese a causa dei ritardi attuativi nei settori esaminati dal 2012 al 2027, sono e saranno dovuti soprattutto ai ritardi nel campo delle telecomunicazioni (429 miliardi), specie per quanto riguarda la rete e la banda ultralarga, in quello delle ferrovie (129 miliardi) e in quello delle strade e autostrade (96 miliardi). Seguono, nell’ordine, porti e interporti (73 miliardi), il settore energetico (65 miliardi), dell’efficientamento energetico (46 miliardi) e quello idrico (44 miliardi). Per un totale di 893 miliardi, come riassunto nella tabella qui sotto:

RISPARMIATI (SOLO) 48 MILIARDI. Non è tutto nero, però. Secondo l’Osservatorio, infatti, nel biennio 2012-2013 i benefici dell’aver fatto, e quindi per interventi nei settori di cui sopra, hanno comunque reso il passivo meno pesante di quello che avrebbe potuto essere per circa 48 miliardi di euro. Solo che, l’inerzia del non aver fatto negli anni precedenti ha causato comunque costi per, appunto, 82 miliardi di euro, che la collettività ha già sostenuto. Guardando agli anni a venire, secondo l’Osservatorio, i campi dove soprattutto sono urgenti investimenti tempestivi in infrastrutture, sono quelli delle telecomunicazioni, e della banda ultralarga in primis, dei trasporti e logistica.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SI AGGIORNI. In un contesto di crisi, prosegue l’Osservatorio, «non sono solo le grandi infrastrutture» ciò di cui c’è bisogno, ma anche «innovazioni tecnologiche e miglior utilizzo di quelle esistenti, protezione e manutenzione». Secondo l’Osservatorio, infatti, per il Paese diventa sempre più «strategico attrarre nuove risorse finanziarie e ottimizzare quelle esistenti». E per questo motivo la pubblica amministrazione dovrà «passare sempre più da “erogatore” a “promotore”, sviluppando competenze qualificate».