«Le scuole paritarie cattoliche sono un’eccellenza al quadrato»
Quel segno “più” che desta sorpresa e speranza. Le scuole paritarie cattoliche, come è noto, sono da tempo in progressiva diminuzione, sia per numero di istituzioni scolastiche che di studenti. Eppure, da qualche tempo, è emersa una controtendenza: i due gradi della scuola secondaria, primo e secondo, negli ultimi anni hanno fatto registrare un lieve ma significativo incremento.
La qualità della scuola cattolica
Il professor Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Centro studi per la scuola cattolica della Conferenza episcopale italiana, accoglie il dato con soddisfazione. «In uno scenario di complessiva diminuzione, la stabilità diventa di per sé un risultato positivo, se poi si registra anche un incremento di oltre 2.000 studenti nei due gradi della secondaria tra il 2022 e il 2023, davvero c’è da sperare».
Cicatelli ha da poco annunciato i risultati del Quarto monitoraggio nazionale La qualità della scuola cattolica in Italia, che fa riferimento all’anno scolastico 2021-2022. L’apparente ritardo nel monitoraggio è legato ai tempi di elaborazione e trasmissione dei dati Invalsi, che forniscono uno degli elementi di comparazione (non l’unico) per la valutazione della qualità delle scuole cattoliche.
«Meglio delle statali nel primo ciclo»
Per scuole cattoliche, a norma di diritto canonico, si intendono quelle gestite da una istituzione ecclesiastica (parrocchia, diocesi o congregazione), ma la ricerca in questione include anche le scuole che possono considerarsi più genericamente di ispirazione cristiana, soprattutto per le realtà che le gestiscono, spesso legate ad associazioni o movimenti cattolici.
Come va il confronto con la scuola statale e le paritarie non cattoliche sul piano qualitativo? «Per quanto riguarda il primo ciclo i livelli di competenza degli alunni di scuola cattolica sono più elevati, mentre abbiamo risultati comparabili nel secondo ciclo. Leggermente meglio le altre scuole per le competenze di Italiano e Matematica nei licei, meglio le cattoliche in Inglese, dove – ipotizza Cicatelli – sono spesso assicurati scambi internazionali e insegnanti madrelingua».
Il divario tra Nord e Sud
Il particolare risultato nei primi gradi di scuola è ancor più significativo, secondo Cicatelli, anche per un’altra ragione. «In Italia le scuole del primo ciclo, sulla base delle rilevazioni Invalsi e Ocse Pisa, sono quelle che in genere funzionano meglio. Possiamo dire, perciò, che la scuola cattolica rappresenta l’eccellenza di un’eccellenza: un’eccellenza al quadrato».
Del resto, i numeri dicono che nei primi livelli di istruzione le scuole cattoliche hanno più iscritti, a partire da quelle dell’Infanzia, che da sole rappresentano quasi tre quarti di tutte le scuole confessionali. Dal punto di vista territoriale si deve inoltre registrare un divario netto tra le scuole al Nord (68%) e al Sud (17,1%).
«Manca ancora un’effettiva parità»
C’è poi un altro aspetto di grande importanza: un tratto distintivo delle scuole cattoliche è l’attenzione alla comunità educativa, che implica una maggior valorizzazione del rapporto con le famiglie. A parlare sono i dati della partecipazione: sia la partecipazione alle elezioni degli organi collegiali che quella ai colloqui sono sensibilmente più alte rispetto a quella delle scuole non cattoliche (in misura più che doppia).
Non sempre, però, le scuole cattoliche si sentono riconosciute dal mondo politico. «A parole sì – conclude Cicatelli – ma poi non seguono fatti significativi. Da quando sono diventate paritarie, i governi hanno cambiato colore ma non è ancora giunto un riconoscimento di effettiva parità. I problemi riguardano talvolta anche la tempistica di erogazione dei finanziamenti, perché le risorse, pur stanziate, arrivano con mesi di ritardo e complicano spesso il pagamento degli stipendi».
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