Chiudere i licei per frenare il contagio sarebbe un grave errore

La Conferenza delle regioni propone la didattica a distanza per gli alunni delle ultime classi delle secondarie. Così si penalizzano solo gli studenti più svantaggiati

scuola liceo mascherina

La Conferenza della regioni, spinta soprattutto da Luca Zaia e Giovanni Toti, ha proposto al governo di chiudere le ultime classi delle superiori, la quarta e la quinta, per evitare la congestione dei mezzi pubblici e la diffusione del contagio. Gli amministratori sono in difficoltà e hanno proposto al governo, che valuterà la proposta, di far ripetere l’esperienza della didattica a distanza solo a quegli alunni che possono stare a casa da soli, senza quindi incidere sulla vita lavorativa dei genitori. Come scrive oggi Dario Cresto-Dina in un editoriale su Repubblica, chiudere di nuovo le scuole «sarebbe un errore non più rimediabile», anche perché nelle prime due settimane di scuola, come comunicato dall’Iss, l’andamento dei contagi negli istituti si è rivelato sotto controllo: «Il personale docente che risulta contagiato è lo 0,047% del totale (349 casi di positività), si parla dello 0,059% (116 casi) per il personale non docente, per gli studenti la percentuale è dello 0,021% (1.492 casi)».

PENALIZZATI GLI STUDENTI PIÙ SVANTAGGIATI

Le ragioni per cui il governo dovrebbe pensarci bene prima di chiudere i licei lo spiega però una ricerca condotta da Gce Italia sull’esperienza della didattica a distanza, costruita intorno a un sondaggio realizzato intervistando 2.800 docenti. Il 69,2 per cento degli insegnanti ha rilevato svantaggi per gli studenti con bisogni educativi speciali, disturbi dell’apprendimento e disabilità. Più di un docente su due ha lamentato difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi formativi.

Non solo. Oltre il 25 per cento degli insegnanti ha segnalato che almeno metà classe è rimasta indietro a causa di disagi in famiglia, scarso impegno dovuto al mezzo utilizzato, problemi di connettività e mancanza di strumenti.

«APRIAMO LE SCUOLE 24 ORE SU 24»

Come dichiarato a Tempi da Rachele Furfaro, quarant’anni nella scuola, prima come insegnante di ruolo nel pubblico poi fondatrice della scuola paritaria impresa sociale “Dalla Parte Dei Bambini” a Napoli, «la soluzione non è tenere chiuse le scuole ma, semmai, tenerle aperte 24 ore su 24 e immaginare come farle funzionare, nel rispetto delle regole dettate dall’emergenza sanitaria». Continua Furfaro:

«Non è vero che l’intero paese ha fatto un balzo tecnologico e che tutti seguono l’educazione a distanza: moltissimi bambini, se avessero voce, le confermerebbero che non hanno avuto possibilità di accedere a quella formazione, che pure ogni scuola ha attivato, perché per accedervi non basta possedere gli strumenti tecnologici, c’è bisogno di avere una casa con uno spazio, un luogo in grado di garantire l’attenzione e la concentrazione che la nuova situazione richiede. E c’è bisogno, forse ancora di più, di adulti che si prendano cura di te».

Foto Ansa