Scola: «Rinascerà Notre-Dame e rinascerà l’Europa»

Intervista al cardinale sull’incendio della cattedrale: «La gente ha intuito che la perdita di un simbolo di questo livello è anche una provocazione a giocarsi per la rinascita»

«È un dolore grandissimo per chi come me conosce un poco la Francia. Ricordo il quaresimale pronunciato a Notre-Dame qualche anno fa». Il cardinale Angelo Scola era arcivescovo di Milano quando venne invitato, il 26 febbraio 2012, ad aprire le celebri Conférences de Carême (Conferenze di Quaresima) dal cardinale André Vingt-Trois. Una tradizione che si ripete a Parigi in preparazione alla Pasqua fin dal 1835. Il suo discorso sul tema “Etica cristiana e vita in società” era risuonato in quella cattedrale che lunedì ha visto divorata dal fuoco.

«Ma una cosa mi ha colpito nella tragedia», dichiara a tempi.it. «Da quanto ho potuto capire la solidità delle torri e perimetro consentiranno nei prossimi decenni la ricostruzione, ma mi ha colpito molto anche il popolo: non solo i cristiani che pregavano. La gente ha intuito che la perdita di un simbolo di questo livello è nello stesso tempo un invito a riflettere sulla fragilità e la fatica dell’Europa in questo momento storico, ma anche una provocazione a giocarsi per la rinascita. Rinascerà Notre-Dame e rinascerà l’Europa».

QUELLE PAROLE SUL SENSO RELIGIOSO

C’è un passo dell’autobiografia del cardinale Angelo Scola, Ho scommesso sulla libertà, uscito la scorsa estate, che in questo frangente vorremmo ricordare: è nel capitolo finale, quando l’inviato di Avvenire Luigi Geninazzi chiede al cardinale: «Il futuro del cristianesimo s’intreccia con la domanda sul futuro della secolarizzazione. Ci sarà ancora spazio per il senso religioso?». E il cardinale risponde sicuro:

«Il senso religioso non sparirà mai, perché non si può eliminare dal cuore dell’uomo la domanda sul significato della propria vita, che inesorabilmente diventa una domanda sul mistero. Possiamo tentare di scacciarlo come un pensiero fastidioso, possiamo cercare di soffocarlo ma prima o poi, in un modo o nell’altro, si ripresenta. Negli anni Settanta ho abitato per tre mesi a Parigi, non lontano dalla Tour Eiffel, e uscendo di casa facevo sempre un percorso che costeggiava quel che i francesi chiamano un terrain vague, un terreno ricoperto di macerie di un palazzo distrutto. Mi colpì un giorno vedere dei ciuffi d’erba che spuntavano qua e là fra i cumuli di detriti. Ecco, il senso religioso è come quei ciuffi d’erba: non lo si può estirpare, salterà sempre fuori. Questo vale per tutti».

C’è poi il senso religioso che si traduce in una religione, continua il cardinale, «normalmente una fede vive concretamente in una realtà sociale. Ed è proprio questo legame tra religione e popolo che oggi sembra venir messo in crisi nella società occidentale, soprattutto in Europa dove il cristianesimo continua a perdere terreno. Ho affrontato questo argomento in uno dei miei ultimi scritti dedicato al post-cristianesimo ma con un punto interrogativo, perché ancora oggi ci sono donne e uomini che continuano ad attendere un Altro che venga loro incontro. È con tale attesa che il cristianesimo deve entrare in dialogo. La speranza per l’Europa, e più in generale per il mondo contemporaneo, si gioca a questo livello».

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