Scarcerato Lele Mora: «Gravi condizioni di stress psicofisico»

L’ex agente dei vip è stato condannato definitivamente per bancarotta fraudolenta a 4 anni e 3 mesi e deve scontarne meno di 3. Non ci sono le condizioni psicofisiche perché resti in cella o reiteri il reato.

Il giudice di sorveglianza di Milano Roberta Cossia ha scarcerato oggi Lele Mora, accogliendo un’istanza avanzata dalla difesa, che ha condiviso una consulenza medica nella quale è stato evidenziato che Mora è in una grave situazione di stress psicofisico. Situazione che ha indotto il magistrato a rimettere in libertà l’ex agente dei vip, che da quando è entrato a Opera è dimagrito di 50 chili e ora è anche depresso.

Lele Mora, nel colloquio avuto ieri in carcere a Opera con il giudice di sorveglianza Roberta Cossia, si è assunto «totalmente la responsabilità dell’illecito commesso» attribuendolo come lui stesso ha spiegato, «ad un modo di vivere e ad un mondo di cui io stesso sono stato, alla fine vittima». Ieri l’ex agente dei vip ha inoltre dichiarato al magistrato di sorveglianza di essere «intenzionato (…) a predisporre (…) un piano risarcitorio allo scopo di soddisfare per quanto possibile i creditori del fallimento». Oltre a ciò come era già emerso tempo fa, Mora ha intenzione di svolgere attività di volontariato presso la comunità Exodus «avendo ricevuto la disponibilità di don Mazzi in tal senso, attività che avrebbe la valenza – scrive il giudice – di integrare e soddisfare le sue esigenze di cambiamento di vita». L’ex agente è stato condannato definitivamente per bancarotta fraudolenta a 4 anni e 3 mesi di reclusione e ha una pena residua da espiare inferiore ai 3 anni. È inoltre imputato, insieme a Emilio Fede e Nicole Minetti, nel processo milanese sul caso Ruby.

Il giudice Cossia ha rilevato, in base a un parere medico, «una situazione di evidente compromissione delle condizioni fisiche del condannato». Inoltre, il magistrato di sorveglianza ha condiviso il parere medico in base al quale Mora è affetto da severe patologie che non possono «non essere compromesse dalla situazione di indubbio stress emozionale rappresentato dalla prosecuzione della detenzione carceraria» destinata a peggiorare la situazione. E pertanto ha bisogno di cure specialistiche adeguate «in un ambiente idoneo». Il giudice lo ha quindi rimesso in libertà ritenendo che «la protrazione della detenzione possa arrecare grave pregiudizio» a Lele Mora, che inoltre «appare» non essere in grado di reiterare il reato «visto il contesto in cui è stato commesso, essendo peraltro un unicum» nella sua carriera.