Scajola: «Finmeccanica, mai chiesto qualcosa per me. Sono calunnie»

Giornali e media tirano in ballo l’ex ministro dello sviluppo economico nella vicenda Finmeccanica. Ma lui si difende: «Sono calunnie forse utili a mescolare le carte in tavola»

Ancora oggi su molti quotidiani italiani si parla dell’affaire Finmeccanica. Sono in molti a parlare di un coinvolgimento del parlamentare pidiellino ed ex ministro Claudio Scajola. Repubblica, ad esempio, titola a pagina 21: “Scajola mi disse: l’affare in Brasile lo sistemo io”.

Il modus operandi giornalistico è quello solito: titolo “sparato”, ricostruzioni in base alle carte dei pm (in questo caso, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock), articoli che ridimensionano l’assertività della titolazione. Manca, more solito, il punto di vista dell’accusato. In questo caso, Claudio Scajola, che in una nota fa presente di essere «stanco, deluso, triste, arrabbiato. Ho i brividi nel constatare come il sistema mediatico giudiziario possa stritolare le persone, perseguendo finalità oscure».

«Le dichiarazioni agli atti (ben tre!) – scrive Scajola – che confermano la mia estraneità alle accuse e un mio interessamento tecnico al di fuori di qualunque sospetto, vengono manipolate fino ad assumere addirittura il significato opposto: è inquietante. Come inquietante è il fatto che, come è capitato in altre vicende che mi hanno riguardato, alcune parole che non risultano negli atti vengano virgolettate e promosse a titoli, specialmente da alcune testate».

«Ribadisco per l’ennesima volta che nella mia attività di ministro dello sviluppo economico mi sono impegnato al massimo per sostenere le imprese italiane, piccole, medie o grandi, perché si affermassero nel mercato estero. Questo era il mio lavoro. Ho svolto questo compito con passione e con tutte le mie energie, agendo sempre con una trasparenza riconosciuta da interlocutori, amici e avversari, che ho incontrato durante il mio impegno da ministro».

«Su questa vicenda, che mi ha esposto nuovamente al pubblico disprezzo, in Italia e all’estero, posso gridare che mai a nessuno, italiano o straniero, ho chiesto qualcosa per me. Non sono un affarista, ma un uomo onesto che ha condotto la sua lunga e dura vita politica come una missione, di suo già ben remunerata, al servizio del pubblico: diffido chiunque dall’affermare o dal lasciare intendere di mie richieste di “mediazioni”. Sono calunnie forse utili a mescolare le carte in tavola. Sono certo che la magistratura saprà fare chiarezza. Attendo sempre più impazientemente di essere interrogato».