Scajola assolto. Augias lo avverte: «Esulti, ma senza esagerare»

Il giornalista di Repubblica suggerisce che le ombre sul comportamento dell’ex ministro del governo Berlusconi non sono ancora dissipate. Però dimentica la Costituzione

«Scajola fa bene ad esultare per l’assoluzione, però non dovrebbe esagerare». Parola di Corrado Augias, che su Repubblica di oggi prescrive all’ex ministro una dose di moderazione dopo la vicenda sulla casa al Colosseo. Il concetto che vuole far passare il giornalista e scrittore soffre però di alcune pecche. Logiche e costituzionali.

PRESCRITTO DUNQUE COLPEVOLE? Augias ricorda che allo stesso processo nel quale Scajola è stato assolto, «Diego Anemone – un imprenditore che fa parte della cosiddetta “cricca” degli appalti – è stato prescritto» e ciò lascerebbe un’ombra sul comportamento di Scajola. Per il giornalista, «il reato c’era ma è passato troppo tempo per poterlo perseguire».
Pare strano che Augias, il quale per anni ha insegnato agli italiani la differenza che c’è fra assoluzione e prescrizione, si dimentichi del fatto non banale che la stessa differenza c’è anche fra condanna e prescrizione. Secondo la Costituzione nessuno può essere colpevole di un reato per il quale non è stato condannato, quindi Augias la sta calpestando, dichiarando la colpevolezza di un cittadino che non è stato condannato. Inoltre è la stessa sentenza d’assoluzione che riguarda Scajola a dire che fra lui e Anemone non c’è alcuna relazione illecita. Dunque Augias suggerisce forse di calpestare la Costituzione una seconda volta, facendoci pensare che Scajola, innocente, debba rispondere penalmente delle colpe di Anemone o della “cricca”?

RIDIA I SOLDI AD ANEMONE. «Resta una domanda di fondo – prosegue Augias – perché un tipo svelto come Anemone sente il bisogno di integrare con quasi un milione di euro l’acquisto di un potente politico?». Il giornalista non sa rispondere, ma il giudice che ha assolto Scajola lo ha già detto: «Il fatto non costituisce reato». Questo è ciò che importa. Per quale ragione sia così, lo scriverà nelle motivazioni della sentenza che non ha ancora depositate.
Augias si chiede perché Scajola non abbia ridato i soldi che Anemone aveva versato a insaputa dell’allora ministro per l’acquisto della casa al Colosseo. Secondo il giornalista, «quando finalmente ha scoperto com’era andata la faccenda, Scajola avrebbe dovuto fare una vibrante telefonata ad Anemone rimproverandolo per quel gesto ingiustificato e improvvido». E, ora, dovrebbe «sbattergli sul tavolo quel milione accompagnando l’azione con adeguate parole». Forse Scajola seguirà il suggerimento. O forse no. Anche perché l’ex ministro, costretto tre anni fa a dimettersi a causa di quello sconto, potrebbe pensare che dopo essere stato massacrato dai giornali, aver pagato gli avvocati, dopo essere stato assolto, l’ultima cosa che intende fare è accontentare un giornalista che lo invita a moderare la sua felicità sulla base di teorie che, come direbbe lui, «sono uno schiaffo alla Costituzione».