L’autore di “Gomorra” scrive che con la separazione della carriere si indebolirà l’azione di contrasto alla mafia perché si minerà l’indipendenza della magistratura. Ma è vero il contrario
Roberto Saviano (Foto Ansa)
Dopo Gratteri, Barbero e Pif, poteva mancare Roberto Saviano a dire la sua sulla riforma della giustizia e relativo referendum? Ovviamente no. E poteva Saviano non collegare l'approvazione della riforma alla lotta la mafia? Ovviamente no. Di ovvietà in ovvietà, con la stessa imprevedibilità della pioggia a marzo, Saviano ha scritto ieri su Repubblica la scemenza che ci si aspetta da uno pseudo intellettuale a corto di idee come lui:
«Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo ha quale posta in gioco non solo l’assetto e l’indipendenza della magistratura, ma la tenuta della nostra antimafia».
Secondo lo scrittore «votare sì al referendum sulla separazione delle carriere finisce per aiutare le mafie». Per smontare una sciocchezza del genere basterebbe fargli notare una piccola cosa che Saviano si dimentica di citare nel suo lunghissimo articolo: Giovanni Falcone era favorevole alla separazione delle carriere.
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