Se la satira di Crozza diventa predicazione ateo-qualunquista

Le sue gag più recenti si concentrano su un obiettivo: la Chiesa e i cattolici. Non sarebbe male ricordargli certe parole di papa Francesco

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crozza-papa-francescoArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Da tempo nell’appuntamento settimanale su La7 Maurizio Crozza dilata lo spazio della predicazione: lo fa con mestiere e senza strappi, ma supera con sempre maggiore frequenza la linea di confine fra la satira e la trasmissione di messaggi che vanno oltre la semplice presa in giro. Se un giorno decidesse, seguendo le orme di un altro guitto, genovese come lui, di lanciare un movimento politico, sarebbe già avanti col lavoro e gli farebbe una bella concorrenza sul fronte del qualunquismo. Colpisce indiscriminatamente tutti i partiti, e questo gli conferisce un’aura di imparzialità; ogni tanto ha qualche pesante caduta di stile, come è stato per i marò: ma sono gli incerti della professione.

La sua più recente omiletica si concentra però su un obiettivo: la Chiesa e i cattolici; in parallelo al rilancio della legislazione pro gender. Venerdì scorso ha alzato il tiro: non tanto per la consueta scenetta di papa Francesco, da lui interpretato, che vorrebbe tanto realizzare le aperture più ardite e invece viene contrastato dai cardinali retrivi e corrotti; è un déjà vu, che nell’ultima puntata è stato accompagnato da una schiera di sacerdoti, tutti omosessuali e tutti pronti a domandare al Papa di benedire le nozze gay, anche fra di loro. Imperdibile lo spunto offerto qualche giorno prima dal coming out del prete polacco.

Crozza ha alzato il tiro perché, con un’operazione di manipolazione culturale da manuale, ha ricordato che la Bibbia condanna gli atti omosessuali, quasi a esordire che in fondo la Chiesa fa il suo onesto lavoro quando invita a rispettare quel che è scritto nel testo sacro. Subito dopo, però, ha mostrato brani della Scrittura che esortano a punire con la lapidazione la disobbedienza del figlio verso il padre, o che sanzionano pesantemente chi si ciba di carne di maiale. Ergo: come questi precetti sono superati da millenni, alla stessa maniera è per quello che censura la pratica dell’omosessualità.

La dialettica Papa-cardinali è scontata: l’esagerazione ci sta. Qui c’è di più: c’è lo sforzo di far perdere credibilità alla Sacra Scrittura. Quel che meraviglia è l’assenza di reazioni; non sarebbe stato male, nel rispetto della libertà di opinione, e quindi anche del diritto di satira, che in tanti si fosse messo qualche puntino sulle “i”. Per dire che la Bibbia è qualcosa di delicato e di complesso, da maneggiare con cura; che non sta bene mettere sullo stesso piano frasi estrapolate dal Vecchio Testamento e legate in modo stretto al contesto temporale di alcuni suoi libri, come l’Esodo, e insegnamenti che appartengono alla tradizione ininterrotta della Chiesa, poiché si fondano su dati naturali, come la riprovazione morale degli atti omosessuali; che la Sacra Scrittura è qualcosa a cui una parte di italiani tiene ancora, e come il senso civico si ribella se si prende un frammento di Costituzione e le si dà un significato diverso da quello dell’intero articolo e dell’interpretazione giurisprudenziale, così il senso religioso, e prima il buon senso, non gradiscono la distorsione di quel che ha un profondo valore spirituale.

Crozza, come ogni guitto à la page, conosce quali sono i limiti da non superare. Guai a evocare reazioni anche solo verbalmente violente, ma sarebbe bello che il genovese ancora comico ricordasse che il vecchio detto “scherza con i fanti e lascia stare i santi” era una pillola di saggezza perché fondato sul rispetto dell’altro, prima ancora che del sacro. Ancora più bello sarebbe se i cattolici italiani non lasciassero scivolare tutto come acqua sul marmo: la discriminazione si basa sull’intolleranza, e quando l’intolleranza è in senso lato culturale e punta in alto, poi non ci si deve meravigliare se le ricadute si traducono in discriminazioni.

È stato proprio Francesco, non la sua caricatura, a dirci nel modo più diretto che se qualcuno rivolge una parolaccia a sua madre gli risponde col pugno. Non è un invito alla rissa, è ovvio; solo a essere svegli e a non farsi mettere i piedi sopra, soprattutto quando è in gioco qualcosa di più importante delle nostre persone.

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