«Grazie Dio per aver donato al nostro tempo tragico questa santa». Madre Teresa e don Giussani

Nel libro scritto da Renato Farina in vista della canonizzazione della religiosa albanese, le parole del fondatore di Cl su una donna che è stata «luce nella notte»

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Madre Teresa di Calcutta sarà proclamata santa da papa Francesco, in piazza San Pietro, domenica 4 settembre. È in libreria da pochi giorni il volume di Renato Farina “Madre Teresa” (Piemme, 223 pagine, 16,50 euro), con prefazione di monsignor Rino Fisichella che spiega come la canonizzazione della suora albanese sia il culmine dell’Anno Santo della Misericordia e riveli l’esatta, infinita dimensione del Giubileo straordinario. Qui, per gentile concessione dell’editore, proponiamo il capitolo del libro dedicato al rapporto tra il servo di Dio Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, e la nuova santa.

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Ho cercato tra scritti e discorsi quanto don Luigi Giussani ha detto e colto di Madre Teresa. Saranno sfuggite tante cose. Fornisco una antologia minima. Aiuta a capire Madre Teresa ma apre una vista sul cuore immenso e commosso per gli uomini di don Giussani. La carità è nave trepidante e sicura, veicolo di fede e di speranza mentre frana inesorabilmente il mondo nichilista.

«Non è amore soltanto a Dio, è quell’amore al prossimo di cui rende testimonianza sublime madre Teresa di Calcutta. All’intervistatore che le chiedeva: “Madre, quali motivazioni hanno le sue sorelle per fare tutto quello che fanno?”, ella ha risposto: “Esse amano Gesù e trasformano in azioni viventi quell’amore. Servire i più poveri dei poveri non è la nostra vocazione, la nostra vocazione è appartenere a Cristo”. “Ma a degli uomini come me, a questi ammalati” dice l’intervistatore, “qual è la cosa più bella che voi date?” “La gioia di essere amati”. “Ah, per loro non è ricevere qualcosa da mangiare, l’essere puliti?” “No, non è questione di ricevere. Ho raccolto una volta un uomo da una fogna aperta e l’ho condotto alla casa dei morenti, ed egli disse: ‘Ho vissuto come un animale nella strada e ora sto per morire come un angelo, amato e assistito’. Dopo tre ore morì. Poche settimane dopo abbiamo raccolto un altro uomo dalla strada e l’abbiamo lavato e pulito; quindi egli si rivolse a una sorella e disse: ‘Sorella, sto per andare a casa, da Dio. Questo è bello’. E morì”. Questo è amore in azione. E se non possiamo dedicare la giornata come la dedica madre Teresa possiamo però dedicare noi stessi».
(Giuseppe Dossetti – Luigi Giussani, Per la vita del mondo, Edizioni dehoniane, Bologna 1990)

«Allora uno si trova di fronte a una persona, all’altro, come di fronte all’Eterno. Perché l’Eterno è così dentro la foglia, il fiore o il frutto o la faccia. L’esempio più bello dei nostri tempi è Madre Teresa di Calcutta. Madre Teresa vede, vede nelle facce di coloro che ha vicino – sono i più diseredati, i più disgraziati – vede l’Eterno».
(Tu o dell’amicizia, Rizzoli)

«Cos’è questa carità senza della quale non siamo nulla? È che il primo oggetto della carità dell’uomo si chiama Gesù Cristo. Il primo oggetto dell’amore e della commozione dell’uomo si chiama “Dio fatto carne per noi”, ed è perché c’è questo Cristo che non c’è più nessun uomo che non mi interessi. Come si dovrebbero leggere certe note di Madre Teresa e delle sue suore! Specialmente una che spesso leggevo un po’ di anni fa che racconta di quando una suora di Madre Teresa ha trovato nella cloaca a cielo aperto un uomo che stava morendo; lei l’ha preso, l’ha portato a casa, l’ha lavato, lo ha messo a posto e quell’uomo diceva: “Io sono vissuto come un disgraziato, adesso muoio come un re”. Ma solo un cristiano può fare questo».
(Si può vivere così?, Rizzoli)

madre-teresa-renato-farina-copertina-libro-piemme«Non c’è carità più grande della verginità (Madre Teresa di Calcutta, se fosse qui, pesterebbe la mano sul tavolo dicendo: “Sì, è vero”). Perché nella verginità io do me stesso all’uomo, anche al più miserabile che mi si accosti – ma non c’entra più la differenza tra miserabile e non miserabile: do me stesso per la strada dell’altro, affermando continuamente, ricordandogli continuamente il destino per cui è fatto, Gesù».
(Il tempo e il tempio, Rizzoli)

«Reverenda Madre, eravate anche voi un piccolo seme nascosto, adesso siete il miracolo più bello e commovente della Chiesa. Speriamo che il piccolo seme che vi mandiamo, strappato alla nostra terra, collabori come pietra rigenerata da noi alla costruzione del grande tempio di Dio».
(Lettera di don Giussani a Madre Teresa di Calcutta, 18 luglio 1995)

«Madre Teresa vedeva nelle facce di coloro che aveva vicino – i più diseredati, i più disgraziati – la presenza del Mistero di Cristo nella sua umanità percossa. Si è curvata per anni sui poveri, come ci si curva su Gesù sofferente. Fu la sua consapevolezza di donna e di suora. L’amore a Cristo è stata la forma e la ragione del suo protagonismo in questo secolo, che l’ha resa come luce nella notte. La Chiesa e il mondo hanno riconosciuto in lei un simbolo della costruzione della pace. Coscienti che la pace nasce dal riconoscimento di Cristo, risposta esauriente al bisogno dell’uomo, vogliamo essere partecipi di questa sua testimonianza, ringraziando Dio per aver donato al nostro tempo tragico – e pur teso alla drammatica speranza che nel suo cuore di creatura permane – questa santa, segno della fedeltà di Dio alla alleanza con tutti gli uomini attraverso la sua presenza eccezionale in Cristo nella storia del suo popolo».
(Messaggio di don Giussani per la morte di Madre Teresa, 6 settembre 1997)

Don Giussani definisce così, Madre Teresa, lei, la santa del buio: luce nella notte di questo secolo. Il miracolo più bello. Drammatica speranza.

Prega per noi.

Foto Madre Teresa: Ansa

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