Sanremo 2013, arrivano i primi verdetti: i baci che si mangiano meglio delle canzoni mononota

Marco Mengoni, i Modà e Annalisa davanti a tutti. Ma nel Festival della qualità sono in molti a storcere il naso (noi compresi). Le pagelle delle canzoni di Tempi.it

La terza serata del 63esimo Festival di Sanremo non accusa segni di cedimento. Gli ascolti rimangono ottimi, Fabio Fazio e Luciana Littizzetto improvvisamente sembrano piacere a tutti e, nonostante i forfait del giurato Carlo Verdone, a letto con il mal di denti, e del direttore d’orchestra Daniel Barenboim, anche lui a letto ma con il mal di schiena, la manifestazione veleggia sicura. A fare eccezione è l’unica cosa che davvero conterebbe, le canzoni. Perché, se un merito si deve attribuire al direttore artistico Mauro Pagani e ai conduttori, è quello di aver scelto una quantità sufficiente di ottimi brani. Eppure, la classifica provvisoria sembra raccontarci altro. Il televoto decreta un podio composto da Marco Mengoni, i Modà e Annalisa. Medaglia di legno a Chiara. Il risultato, che peserà il 25 per cento sulla classifica finale, è figlio del suo sistema. Sappiamo tutti che gli under 25 sono ben propensi e abituati al sistema del televoto, che da anni utilizzano come strumento per premiare i concorrenti del cuore scoperti nel corso di un talent. Ma le vittorie delle edizioni precedenti avevano già evidenziato questo “problema” di democrazia da cellulare. Nulla di male se i giovani votano – un 19enne che guarda RaiUno è una notizia – ma basta guardare la classifica per rendersi conto che c’è davvero qualcosa da ripensare.

MARCO MENGONI Bravissimo e dotato di una voce che tocca note insperate per molti altri. Ha anche affinato il suo stile, per evitare quei gridolini alla lunga fastidiosi. Il testo de L’essenziale non è banale, ma la musica è troppo, sanremese. In altre edizioni avrebbe sbaragliato la concorrenza, qui meriterebbe di navigare a metà classifica, come direbbero i colleghi sportivi. Voto alla canzone: 5, alla bravura di Mengoni: 8.

MODA’ –  Se il miglior piazzamento di Mengoni stupisce, il secondo posto raggiunto dai Modà ha il sapore dell’indignazione. Kekko e la sua band sembrano da anni riproporre la stessa canzone. Nel corso della prima serata è stato praticamente impossibile riconoscere il primo brano dal secondo, senza considerare i due improbabili titoli Se si potesse non morire e Come l’acqua dentro il mare. Il brano scelto Se si potesse non morire ha un testo che parla da solo: E se anche i baci si potessero mangiare/Ci sarebbe un pò più amore e meno fame/E non avremmo neanche il tempo di soffrire/E poi t’immagini se invece/Si potesse non morire/E se le stelle si vedessero col sole. Se a ciò si aggiungono anche i virtuosismi e il milione di fan su Facebook il gioco è fatto. Voto complessivo: 4.

ANNALISA – Il terzo posto è di Annalisa, ex concorrente di Amici. Per lei vale un po’ il discorso fatto per Mengoni. Che sia brava è fuori discussione, il brano Scintille è orecchiabile e vagamente swing, ma niente di più. Non arriva alla sufficienza ed è un peccato, avrebbe potuto fare molto di più. Voto complessivo: 5

CHIARA – Discorso a parte merita Chiara Galliazzo. Anche a lei, come alla sua collega Annalisa, hanno tolto il cognome, togliendole anche un po di personalità. Appena uscita da X-Factor è stata catapultata nel carrozzone di Sanremo, forte di due brani scritti da Federico Zampaglione e Francesco Bianconi, due che con le parole ci sanno davvero fare. Le canzoni L’esperienza dell’amore e Il futuro che sarà sono entrambe piacevoli, ma non richiamano alla mente le performance di Chiara sul palco del talent che ce l’ha fatta scoprire. Ma il suo quarto posto non è poi così sbagliato. Voto complessivo: 6,50

RAPHAEL GUALAZZI – Un talento scoperto grazie a Sanremo, che nella terza serata recupera voce e spirito e li fa neri tutti. La sua canzone Sai (ci basta un sogno) la sia ascolterebbe dieci volte al giorno,  Senza ritegno (la canzone eliminata) almeno nove (cercatele su Spotify). Lui merita il podio e tanti applausi. Voto complessivo: 9

SIMONA MOLINARI E PETER CINCOTTI – Sarebbero stati perfetti per l’ormai defunto Festivalbar. Riascoltarli sabato potrebbe costringere a uno zapping momentaneo, non per mancanza di talento, ma per mancanza di empatia della canzone, La felicità. Voto complessivo: 4

MARIA NAZIONALE – La voce della cantante partenopea non si discute, ma la canzone È colpa mia è troppo anche per le orecchie stanche del Festival di Sanremo, che le preferisce persino la pubblicità di Coconuda, con Anna Tatangelo versione Beyonce di Spaccanapoli. Per far apprezzare il suo talento dovrebbe tentare la strada della lingua italiana, anche per guadagnare i voti fuori dal territorio campano. Voto complessivo: 4

ELIO E LE STORIE TESE – Dopo i brogli di diciassette anni fa, Elio e le storie tese non fanno una piega e ripresentano il loro talento all’Ariston. La canzone mononota è il pezzo più bello di questo Sanremo, Dannati forever – la canzone esclusa – sarebbe comunque sul podio. Ma non dimentichiamoci che siamo a Sanremo e gli estimatori di Elio non sono amanti del televoto, ma questa volta dovrebbero impegnarsi per ristabilire l’ordine naturale delle cose. Voto complessivo: 10

DANIELE SILVESTRI – Stesso discorso per Elio e Gualazzi. Il livello delle canzoni di Silvestri è nettamente superiore rispetto alla media delle canzoni. La canzone scartata, Il bisogno di te (Ricatto d’onor), ha ricordato a molti la sua celebre Salirò, piacevole e canticchiabile senza essere vuota di senso. Il pubblico ha però scelto A bocca chiusa, più vicina al Silvestri impegnato e più dolce nella melodia. Speriamo che risalga la china di questa improbabile classifica. Voto complessivo: 9

MAX GAZZE’ – I testimoni di Geova raccontati in Sotto casa, divertente brano presentato da un sempre originale Gazzè, non sono piaciuti ai frequentatori del televoto. La critica, invece, è tutta dalla sua parte e di sicuro dei suoi due pezzi (l’altro è I tuoi maledettissimi impegni) ne sentiremo parlare a lungo. Speriamo almeno nel premio della critica. Voto complessivo: 8

SIMONE CRISTICCHI – Solo undicesimo Simone Cristicchi, a cui i capelloni e l’aria buffa non sono bastati per guadagnare consensi tra i votanti. La sua canzone La prima volta (che sono morto) è un motivetto accattivante con un testo solo all’apparenza funesto. Il suo stile parlato a Sanremo è sempre piaciuto poco, non sempre a torto. Voto complessivo: 6

MALIKA AYANE – Terzultima proprio no. Giuliano Sangiorgi le scrive due canzoni tra cui è praticamente impossibile scegliere. E se poi, il brano che conquista la giuria, forse è meno potente di Niente, la canzone eliminata, ma l’interprete lo trasforma in un gioiellino. Stare così in basso è una punizione ingiustificata. Voto complessivo: 8,50

MARTA SUI TUBI –  I cosiddetti outsider alla fine patiscono proprio questa definizione e finiscono penultimi. La loro Vorrei è stata penalizzata dal televoto e chissà se il gruppo si aspettava un giudizio che suona come una condanna. Il pezzo però è suonato bene e cantato anche meglio. Voto complessivo: 7

ALMAMEGRETTA – Di tutte le posizioni in classifica questa è quella che stupisce meno. Gli Almamegretta sono bravi e non si discute, ma la canzone Mamma non lo sa, dal sound reggae e dalla voce graffiante di Raiz, è troppo lontana dal palco dell’Ariston. Voto complessivo: 6