Sanità Lombardia

n.8 – 2011

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Siamo ben consapevoli di come una dimensione territoriale in cui sia garantita e promossa la continuità e la qualità delle cure, sia nelle strutture extra ospedaliere sia a domicilio del paziente, è una delle principali e più complesse sfide che i moderni sistemi di welfare si trovano oggi a dover affrontare. Uno dei punti più qualificanti su cui Regione Lombardia sta concentrando i propri sforzi è l’organizzazione e la crescita di una medicina territoriale più moderna e innovativa. Il nostro obiettivo è di decomprimere gli ospedali e affrontare la vera sfida del futuro della sanità, che è la cronicità. Essa va monitorizzata continuamente, con il supporto dei medici di base e con l’impiego di tutte le tecnologie disponibili, per fare in modo che il paziente non debba affrontare episodi di acuzie e che ne venga garantita la continuità terapeutica. Questa sfida così complessa richiede approcci e metodologie all’avanguardia, che sappiano coniugare un servizio efficiente e di grande qualità con esigenze di controllo della spesa. Un esempio di tale applicazione è in corso di sperimentazione su cinque Asl di Regione Lombardia. Si tratta di una modalità di presa in carico molto innovative rivolta ai pazienti cronici, che abbiamo chiamato Creg (Chronic related group) e che, dati gli iniziali esiti positivi, verrà presto estesa su tutto il territorio regionale. Il suo meccanismo, in estrema sintesi, consiste nell’assegnar dal medico curante una quota di risorse stabilita in anticipo, in funzione della tipologia di assistiti e delle patologie ad essi correlate. Questo modello organizzativo permette così di prendersi cura del pa ziente in tutte le fasi del suo percorso, garantendo la totale continuità terapeutica, riducendo il numero di ricoveri ospedalieri non appropriati con conseguente risparmio di risorse, prevenendo eventuali fasi acute della patologia derivanti da un’assistenza discontinua e nel complesso potendo quindi migliorare significativamente le condizioni di salute generale degli assistiti.

L’operosità solidale

Fondamentale per lo sviluppo di innovative modalità di presa in carico dei pazienti, come questa appena descritta, è la presenza di servizi distrettuali ben strutturati in grado di governare la rete, in una visione che sia in grado di coinvolgere anche la comunità locale, il mondo del volontariato, del no profit e quanti possano supportare il paziente oltre che nella dimensione terapeutica anche in quella affettiva e relazionale. Vogliamo quindi creare le premesse per la realizzazione di un sistema di rete territoriale che sia realmente capace di incontrare la famiglia, coglierne le esigenze e fornire risposte in tempi brevi. Sappiamo bene, infatti, come la restituzione della persona al proprio ambiente di vita sia l’obiettivo principale di ogni percorso riabilitativo, verso il quale devono convergere tutti gli interventi pianificati in ambito terapeutico. La storia del welfare lombardo da sempre si caratterizza per la sua operosità solidale capace di porre le condizioni migliori per poter sviluppare numerose attività e liberare risorse. Nel solco di questa tradizione, il governo regionale ha da sempre immaginato una Lombardia libera e responsabile, dove la società civile sia protagonista di primo piano, accanto alle istituzioni, nel promuovere lo sviluppo e il benessere. Mi preme sottolineare in questo senso anche l’insostituibile ruolo svolto dal volontariato e dal terzo settore. Sappiamo bene come, nonostante tutti gli sforzi profusi, molti ostacoli siano ancora di fronte a noi. Lo sanno anzitutto i pazienti e le loro famiglie, che ancora troppo spesso si trovano a dover sopportare complicazioni e ulteriori difficoltà, finanziarie e organizzative, che si aggiungono a quelle, in molti casi drammatiche, che già devono affrontare a causa della malattia. Sono altrettanto convinto, però, che il nostro infaticabile impegno comune abbia restituito e continuerà a restituire fiducia e speranza a tanti malati e a tante famiglie, dando loro la certezza di non essere soli in un cammino così difficile.

Roberto Formigoni

Presidente Regione Lombardia

 

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