San Raffaele. La Cassazione annulla in parte la sentenza di condanna di Daccò. Appello da rifare

La condanna di Daccò per bancarotta è incompatibile con l’assoluzione degli altri accusati. «A giugno potrebbe uscire dal carcere», dice a tempi.it l’avvocato Panella

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La Cassazione ha annullato ieri la sentenza del Tribunale di Milano che aveva condannato a nove anni di carcere Pierangelo Daccò. La quinta sezione penale presieduta da Gennaro Marasca ha accolto in parte il ricorso del collegio difensivo di Daccò, composto dagli avvocati Luigi Panella, Massimo Krogh e Antonio Mazzone. La Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio a una diversa sezione del Tribunale di Milano, per i due capi d’imputazione più gravi, relativi alla bancarotta dell’ospedale San Raffaele.

NUOVO APPELLO. Daccò è in carcere preventivo già da due anni e mezzo. Dopo l’annullamento della sentenza d’appello la pena potrebbe diminuire. «Per sapere se sarà rideterminata bisogna innanzitutto attendere le motivazioni della Cassazione» spiega l’avvocato Panella a tempi.it. Sul perché i giudici abbiano accolto in parte la richiesta della difesa, spiega: «Daccò, processato con rito abbreviato, era stato condannato per la bancarotta del San Raffaele, mentre le altre persone accusate dello stesso reato e che non hanno scelto il rito abbreviato sono state assolte con la formula “perché il fatto non sussiste”». «Sono due sentenze per lo stesso fatto, dichiarato sussistente in un processo e insussistente in un altro, che, secondo la giurisprudenza della Cassazione, sono incompatibili», afferma Panella.

A GIUGNO FUORI.  Daccò, benché non abbia mai fatto parte dell’amministrazione del San Raffaele, è stato l’unico degli accusati dai magistrati milanesi a essere condannato per la bancarotta dell’azienda ospedaliera. Ora, anche per lui, l’accusa potrebbe cadere nel processo d’appello bis. «Questo potrebbe avere ripercussioni sulla rideterminazione della pena, calcolata sulla base di tutti i capi d’accusa», spiega Panella. «Per gli altri reati contestati dai pm, invece, rimane la condanna definitiva». Stando alla legge, Daccò dovrebbe uscire di carcere a breve. «A giugno», conclude Panella, «scadono i termini della sua custodia cautelare».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •