La preghiera del mattino di Lodovico Festa
Roma, Ilva, Milano. Cercasi spirito costituente per risolvere le crisi
Su Affari italiani si scrive: «Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge costituzionale su Roma Capitale. Il provvedimento si compone di due articoli e introduce modifiche significative all’articolo 114 della Costituzione. L’articolo 1 è il fulcro della riforma e propone la sostituzione dell’attuale articolo 114 della Costituzione. La modifica più rilevante è l’inserimento esplicito di “Roma Capitale” tra gli enti costitutivi della Repubblica, accanto a Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e lo Stato. Questa inclusione enfatizza la peculiarità di Roma, riconoscendola come un ente territoriale “di genere proprio”, con una denominazione e un assetto ordinamentale unici e inassimilabili agli altri enti esistenti».
Un governo di centrodestra non si è posto problemi nel dare nuovi rilevanti poteri a una Roma gestita dalla sinistra. Da qui alcune riflessioni. La prima: non è possibile individuare altre questioni di rilevanza nazionale sulle quali trovare altri accordi di respiro costituente? La seconda: questa decisione su Roma non è stata accompagnata da alcuna rilevante discussione pubblica. I media più influenti non hanno dimostrato alcuna profondità di analisi, non sono stati in grado di mettere in rilievo il senso di quel che è avvenuto, come dominati solo dalla propaganda e più in generale da una pigra retorica. La terza: il centrodestra mentre fa una scelta giusta su Roma, perché non spiega il valore più generale di un’autonomia differenziata nelle istituzioni di governo del territorio accompagnata da un intervento perequativo dello Stato, superando quello che Lindon B. Johnson definiva il difetto fondamentale di Gerald Ford: non saper camminare e masticare gomma (il chewingum) contemporaneamente?
***
Sul Sussidiario Niccolò Magnani scrive: «Contestato fortemente e addirittura minacciato, secondo quanto racconta Bitetti: questa l’origine e la causa delle sue dimissioni appena 50 giorni dopo la vittoria al ballottaggio alle Comunali: nella lettera presentata ieri sera e oggi su tutti i giornali si legge di una condizione di “inagibilità politica per tutte le vicende degli ultimi giorni attorno al sempiterno vulnus della acciaieria ex Ilva. Ecoattivisti, ambientalisti d’ogni genere, cittadini normali preoccupati e contestatori: il gruppo così composto si è ritrovato il 28 luglio sera fuori dal Consiglio Comunale, in vista della convocazione del prossimo 30 luglio dove si sarebbe affrontato il futuro dell’ex Ilva dopo i vari incontri degli scorsi giorni tra sindacati, MIMIT (Ministero dell’Ambiente) e sigle di categoria».
Ecco un altro avvenimento che rivela qualità della nostra discussione pubblica: la vicenda del sindaco di centrosinistra di Taranto, impegnato a salvare un’impresa strategica come l’Ilva e lasciato solo sotto l’attacco di attivisti ecofanatici. Da una parte si tratta di uno dei casi dove una convergenza tra la destra di governo e l’area riformista della sinistra sarebbe più che auspicabile. Dall’altra va rilevato come non c’è stato uno straccio d’informazione di qualità che spiegasse all’opinione pubblica quello che è successo, la sua rilevanza, le sue cause, le sue conseguenze.
***
Su Open Sofia Spagnoli scrive: «La pdl è stata presentata oggi, 24 luglio, in conferenza stampa alla Camera dei deputati, alla presenza di Rossello e Rosso e di diversi esponenti di Forza Italia, tra cui il capogruppo Paolo Barelli, Raffaele Nevi, Deborah Bergamini, Alessandro Cattaneo. Il testo è composto da sette articoli e prevede cinque interventi principali. Tra questi, l’istituzione di un Codice etico nazionale per l’urbanistica, che dovrà essere redatto da un tavolo tecnico presso il Mit. Il Codice servirà a fissare regole su trasparenza, conflitti d’interesse, incarichi e rapporti tra pubblico e privato, con l’obiettivo di definire standard minimi di condotta nelle attività di pianificazione e gestione del territorio. Insomma, una sorta di “linea guida deontologica” per rendere più trasparente l’intero processo urbanistico. Sempre parlando di trasparenza, Fi prevede anche la creazione di un Osservatorio anti corruzione, che raccoglie, analizza e sistematizza dati e informazioni relativi ai procedimenti edilizi. Come permessi di costruzione, varianti urbanistiche, piani attuativi e sanatorie, ma anche su piani territoriali e incarichi di progettazione urbanistica. Tra le novità principali e più attuali, visti i recenti fatti di cronaca, spunta una stretta proprio sulle Commissioni paesaggio, organi chiave nei processi autorizzativi. La pdl punta a riformare le Commissioni per il paesaggio, che dovranno essere composte solo da esperti con esperienza pluriennale nella tutela paesaggistica. Per la prima volta, è previsto un vero e proprio meccanismo di selezione pubblica: chi vuole farne parte dovrà candidarsi presentando un curriculum, che verrà reso pubblico sui siti istituzionali. L’incarico dura tre anni, rinnovabile una sola volta. Ma c’è un’altra spinta alla trasparenza: le riunioni delle Commissioni dovranno essere aperte al pubblico o trasmesse in streaming, e i verbali e i pareri dovranno essere pubblicati integralmente».
Personalmente sono convinto che gli scandali milanesi di queste settimane implichino serie questioni politiche, in alcuni casi etiche, mentre non ci siano in ballo reali questioni penali e le inchieste avviate mi paiono rispondere essenzialmente più agli interessi di una magistratura militante impegnata a difendere un suo ruolo politico improprio piuttosto che da veri e propri reati. Mi sembra in questo senso assai opportuna l’iniziativa – illustrata da Open – promossa da Forza Italia che vuole risolvere alcune questioni etico-politiche emerse con Pirellinopoli, svuotando insieme il pasticciato castello penale costruitole intorno. Non sarebbe male che questa mossa trovasse una sponda anche a sinistra.
***
Su Strisciarossa Carlo Di Marco scrive: «Oggi si assiste a un estenuante déjà vu: un balletto sulla scena del grottesco in cui compaiono, da un lato, la Meloni che punta a una trasformazione autoritaria del sistema politico italiano (possibilmente a Costituzione invariata perché la riforma sul premierato, per vari motivi, le riesce un po’ difficile), con la sua presenza in posizione di capo indiscusso e indiscutibile; dall’altro, gli alleati di governo che su questo progetto devono convergere. Eppoi, secondo i calcoli della Meloni, con il Rosatellum è facile che alla prossima tornata elettorale il Senato possa essere perduto: per via dei collegi uninominali la sinistra potrebbe compattarsi con una formula allargata tipo Genova. Quindi, il premierato a Costituzione invariata, da un lato, il rischio di perdere le elezioni dall’altro, rendono irrinunciabile la riforma elettorale, ma ci vuole un’alleanza di destra granitica visto che la sinistra è ancora divisa».
La sinistra, anche riflettendo su Taranto, Roma, Milano dovrebbe chiedersi se il problema è come sostiene Di Marco la lotta al “fascismo incombente”, o se si è di fronte a un’articolata serie di crisi istituzionali che andrebbero affrontate con una limpida discussione, con naturali posizioni differenziate ma anche con spirito costituente.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!