La macchina umanoide accolta come monaco onorario in un tempio buddista a Seul. L’imprecazione contro Dio apparsa sul muro di una chiesa in Puglia
La “preghiera” di Gabi, il robot umanoide accolto come monaco orario nel tempio buddista Jogyesa di Seul, Corea del Sud, 6 maggio 2026 (foto Ansa)
Si fa presto a dire: metti le mani giunte. Gabi, pur essendo tecnicamente molto sofisticato, ci ha messo un po’ di tempo. Mettersi in preghiera è un gesto profondo, e prega anche il corpo. Ma per Gabi è soltanto un comando difficile da eseguire. È un dettaglio non marginale della storia, quella di un robot umanoide accolto come monaco onorario. È accaduto a Seul, in Sud Corea, nel tempio buddista Jogyesa guidato dal Venerabile Sungwon.
A fronte di un calo di partecipazione e di interesse in tema spirituale, i monaci buddisti hanno deciso di accogliere nel loro ordine un robot umanoide alto 130 centimetri. Gli è stata messa la collana con i 108 grani di preghiera, sono stati adattati e consegnati i cinque precetti del buddismo. E poi la sorpresa: «Gabi si è rivelato meno avanzato di quanto molti immaginassero. Insegnargli a unire i palmi delle mani in preghiera, ad esempio, è stato incredibilmente difficile». Chissà come lo fa, Gabi, un esame di coscienza. Chissà cosa chiede a Dio. Chis...
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