Riforma giustizia? Mattarella intervenga sul Csm

Galli della Loggia centra il punto. Per riequilibrare i poteri tra politica e magistratura si parta del Csm. Serve l’intervento del Capo dello Stato

L’editoriale oggi in prima pagina sul Corriere della Sera a firma di Ernesto Galli della Loggia merita di essere ripreso per sommi capi perché centra il punto di una delle questioni più scottanti per il nostro Paese: la giustizia (“Giustizia la riforma mai fatta”). Scrive lo storico e politologo che oggi la fiducia degli italiani nello stato di diritto è ridotta ai minimi termini «non solo a causa dell’andamento della giustizia penale, con la spaventosa durata della carcerazione preventiva spesso destinata a concludersi con un’assoluzione, ma specialmente del contrasto permanente tra magistratura e politica con il reciproco effetto di reciproca delegittimazione che ciò comporta».

Oggi questi contrasto vive di uno squilibrio nei rapporti di forza: è, infatti, innegabile che essa penda tutta dalla parte dei magistrati a discapito dei politici.

«Infatti i primi hanno in ogni momento il potere di mettere sotto accusa questo o quel politico per una delle migliaia di possibili infrazioni alla miriade di leggi esistenti nel nostro Paese. E in questo modo di distruggere (nel caso migliore di interrompere) la sua carriera, mentre i politici non godono ovviamente di alcun potere analogo».

Dopo la rivoluzione di Mani Pulite

Una volta, tra politica e magistratura c’era maggior equilibrio di forza. Ma dopo la “rivoluzione” di Tangentopoli questo bilanciamento è venuto meno, tanto che oggi ci si chiede come possa essere recuperato. E qui sta il punto, perché – nota Galli della Loggia – sebbene siano i politici a poter fare delle leggi cui i magistrati debbono sottostare, tuttavia i primi sono «consapevolissimi dei pericoli a cui si espongono se concepiscono e tanto più approvano leggi sgradite ai magistrati». Inoltre, «ad accrescere il vantaggio a favore della magistratura c’è poi il fatto che mentre i politici facendo le leggi agiscono permanentemente divisi tra di loro a seconda dei diversi partiti, i magistrati invece, nel difendere l’ampiezza delle proprie prerogative si presentano con una voce sola e per giunta di natura altamente istituzionale quale è il Consiglio superiore della magistratura».

Il punto è il Csm

Ecco, il Csm. A parte il caso Palamara (che il politologo cita per mostrare cosa sia diventato), il punto è che un cambiamento non potrà mai avvenire se non si interviene sull’organo di autogoverno della magistratura.

«Se ne può trarre una sola conclusione: è assai difficile che l’Italia riesca ad avere una degna e rinnovata amministrazione della giustizia senza spezzare il circuito infernale del conflitto politica/magistratura, ed è difficile che ciò possa avvenire se non si attua una radicale riforma del Csm. Che però solo la politica può mettere in cantiere».

Moral suasion

Bene, come? Qui lo storico affonda il colpo e tira in ballo il Quirinale.

«Sembrerebbe un circolo vizioso se la Costituzione – questa volta molto opportunamente – non avesse previsto un terzo attore, il presidente della Repubblica, che tra i suoi compiti ha anche quello di presiedere proprio il Consiglio superiore della magistratura. È una circostanza importante. Certo, da un lato può indurre a chiedersi come mai nei lunghi anni passati nessun capo dello Stato sia mai intervenuto a richiamare quell’organo alle sue vere funzioni. Ma detto questo, è una circostanza che oggi offre al presidente Mattarella la possibilità di aggiungere al merito per la soluzione della recente crisi politica, anche quello di dare la spinta decisiva per una riforma del Csm. Riforma ormai improcrastinabile ma assai difficile, per tutte le ragioni dette sopra, se essa venisse proposta da una parte politica. Invece, alle eventuali indicazioni e sollecitazioni del capo dello Stato, magari appropriatamente espresse in un messaggio alle Camere – questo strumento così importante della “moral suasion” propria della funzione presidenziale, eppure così inspiegabilmente dimenticato da sempre – alle indicazioni e sollecitazioni del capo dello Stato, dicevo, è difficile che possano essere in molti a dire di no. E l’avvio a soluzione di un problema come quello della giustizia, inutile dirlo, sarebbe un oggettivo e formidabile aiuto al cammino del governo Draghi».

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