C’è solo una cosa di Renzi che non va giù a Repubblica. L’esenzione da Imu e Tasi per le maledette scuole cattoliche

In un terrificante editoriale il vicedirettore del quotidiano definisce la scelta del governo un «segnale pessimo improntato all’ipocrisia e all’iniquità». Le considerazioni del Correttore di bozze

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Il Correttore di bozze sarà pure un bifolco analfabeta maleducato e maleducante, ma perfino una nullità come lui capisce che per arrivare a sostenere le cose che ha scritto ieri il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini nell’editoriale di Affari e Finanza, inserto economico del quotidiano, bisogna essere o somari più somari dei somari, oppure “giornalisti in malafede”, come suol dire la brava gente per evitare le contumelie. Comunque sia, il Correttore di bozze, che notoriamente aborrisce la faziosità, lascerà al lettore l’onere di stabilire in quale delle due ipotesi ricada Giannini.

Vediamo un po’. Cosa dice il noto cronista? Dice che dinanzi a Matteo Renzi «va tutto bene», che Repubblica è disposta a ingollare anche la sua «adolescenza nei boy scout e la messa domenicale da chierichetto». Di più: sarebbe pronto, Giannini, a digerire financo «la fine delle ideologie» propugnata dal premier e addirittura il da lui programmato «”sfondamento” nella mitica area moderata di centro», piena com’è di persone brutte che parcheggiano in seconda fila, si scapperano in pubblico e simpatizzano per Berlusconi. Ma una cosa il cuoricione democratico di Repubblica trova proprio «difficile da spiegare». E quella cosa è l’esenzione dalla Tasi e dall’Imu concessa a fine giugno dal governo alle – notare i termini giannineschi – «scuole cattoliche e alle cliniche private». Ah, le dannate skuole kattolike & klinike private buone solo ad arricchire i correttori di bozze!

Ma attenzione, prosegue il vicedirettore, perché questo «sconto così generoso» fa inalberare il repubblicone? Ovviamente «non è una questione di gettito», chissenefrega dei fatti e dei numeri. Il punto per Giannini è squisitamente ideologico. E qui il Correttore di bozze nella sua sconfinata ignoranza preferisce tralasciare la parte dell’editoriale dedicata alle malvagie klinike private (magari riservandosi in futuro di sensibilizzare umilmente sul tema l’ingegner Carlo De Benedetti, editore del periodico in questione e certamente esperto della materia, diciamo Kosì). Concentriamoci invece sulle prepotenti skuole kattolike. Perché secondo Giannini esentarle da Tasi e Imu sarebbe «un segnale pessimo, improntato all’ipocrisia e all’iniquità»?

Spiega l’editorialista (anche qui, notare i termini utilizzati):

«C’è ipocrisia, perché con il patetico obiettivo di giustificare il misfatto un sottosegretario all’Istruzione come Toccafondi (non a caso ciellino) sostiene che ora “le scuole private sono trattate come le pubbliche”, e (…) c’è soprattutto iniquità, perché questa vocazione “francescana” dello Stato, che spinge il pubblico ad indossare il giusto saio della spending review ma allo stesso tempo a cedere un pezzo del suo mantello al privato, si verifica proprio nel momento in cui i cittadini “normali” sono sottoposti a una tosatura micidiale, almeno sul fronte immobiliare».

E ancora – aggiunge Giannini – in questo papocchio incomprensibile di cifre e nomi, Tasi, Imu e aggiornamenti del Catasto vari, al cospetto dell’italiano si staglia un’«unica certezza», e cioè «la stangata». «Il bagno di sangue fiscale sarà inevitabile», ricorda il giornalista, eppure in tutto ciò «resta un mistero della fede»:

«Perché questa Quaresima, che vale per tutti gli italiani, non debba valere per la solita Chiesa cattolica, apostolica, romana?».

Ora. In tutta franchezza il Correttore di bozze non si capacita del motivo per cui il povero Giannini, una volta scoperto che «il mattone, che un tempo era una sicurezza, torna ad essere una iattura», abbia deciso di sfogare la propria frustrazione sulla Kiesa. Però un paio di cose gli vanno ricordate.

1) Innanzitutto il ciellino Toccafondi (non a caso sottosegretario all’Istruzione) non ha detto che ora «le scuole private sono trattate come le pubbliche», ma che le paritarie sono skuole pubblike tanto kuanto le statali, e se mai non si kapiva perké bisognasse tempestarle di tasse più di kueste ultime, perciò il governo non ha fatto altro ke sanare una ingiusta diskriminazione. Trattasi di dikiarazioni rese pubblikamente e facilmente reperibili perfino per la redazione di Repubblica.

2) E poi, soprattutto, è molto furbetto far passare l’idea che l’esenzione per le kattivissime skuole kattolike corrisponda a un’esenzione per la Chiesa. In effetti tali istituti, ancorché ricolmi di feccia agli occhi di un Giannini, sono anch’essi nella stragrande maggioranza voluti, sostenuti e mantenuti da «cittadini “normali”», che non solo «sono sottoposti a una tosatura micidiale» come tutti gli altri, ma addirittura, dopo aver pagato con le loro tasse le skuole statali frequentate dai figli di illustri vicedirettori di quotidiani nazionali, si svenano per coprire le profumate rette necessarie a mandare i loro piccoli correttoridibozze alle skuole paritarie, che pure sarebbero altrettanto pubblike. È su questi tartassatissimissimissimissimi «cittadini “normali”», non sulla Chiesa, che ricadono le imposte appioppate alle skuole del nemico. Kapito Giannini?

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