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Se Renzi battaglia per i diritti civili snobbando le adozioni internazionali

ottobre 28, 2015 Alfredo Mantovano

In due anni la Cai si è riunita solo due volte, sono calate drasticamente le domande di adozione, i coniugi sono in balìa degli ordinamenti stranieri. E sapete chi è il presidente della Cai?

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Quando il presidente del Consiglio parla della pubblica amministrazione usa slogan di grande efficacia; vantando la riforma promossa dal suo esecutivo, ha detto di recente che l’Italia è passata dallo “Stato timbro” allo “Stato click”: niente più file, attese, documenti cartacei, al loro posto la possibilità di ottenere on-line quel che serve dagli uffici. Chiunque può fare la personale esperienza di quanto quest’annuncio trovi riscontro nella realtà: in settori particolarmente delicati ci si trova di fronte a black-out che fanno venire il dubbio se invece che allo “Stato click” non si sia passati allo “Stato flop”.

Il caso delle adozioni internazionali merita una menzione particolare: da decenni migliaia di italiani guardano al di fuori dei confini nazionali, per una serie di motivi, non ultimo la scarsa quantità di minori dichiarati adottabili in Italia. Nel sistema il ruolo di impulso, di coordinamento e di controllo è affidato a una commissione incardinata nella presidenza del Consiglio, la Cai (Commissione adozioni internazionali). Fra i suoi compiti vi è la collaborazione con organismi omologhi di altri Stati per attuare le convenzioni vigenti in materia e per promuovere accordi bilaterali, la vigilanza sull’attività degli enti che aiutano i coniugi e li assistono, l’esame delle segnalazioni riguardanti i casi in corso, il costante monitoraggio. Funzioni importanti, che esigono una dedizione continuativa e attenta, non burocratica nel senso deteriore del termine. E invece che cosa accade? Che negli ultimi due anni la Cai si sia riunita soltanto due volte. Gli enti che operano nel settore non hanno interlocutori e i coniugi che iniziano un iter già in sé tormentato si ritrovano abbandonati in balìa delle bizze degli ordinamenti stranieri, senza essere assistiti da nessuno: lo confermano la vicenda delle adozioni nel Congo e tanti singoli casi che non giungono sui giornali.

Il tutto ha un riscontro evidente, oltre che sulle accresciute difficoltà di coniugi “colpevoli” di un atto di concreta solidarietà, sulla dimensione quantitativa: se andate a consultare il sito della Cai e verificate l’andamento delle adozioni internazionali, scoprite che i dati sono aggiornati al 2013, e già questo è illuminante a proposito della attuale capacità della Commissione di seguire il fenomeno. Poi constatate che il picco dei bambini stranieri adottati si è raggiunto nel 2010 (4.130 bambini), con un dato abbastanza simile nel 2011 (4.022), seguito da un calo sensibile nel 2012 (3.106) e ancora più significativo nel 2013 (2.825), quando la presidente della Cai era l’allora ministro Cécile Kyenge: è vero, il governo Renzi inizia nel febbraio 2014, sì che va chiesto conto della drastica contrazione delle adozioni ai suoi due immediati predecessori, Monti e Letta, ma dal 2014 lo “Stato click” non è in grado neanche di fornire numeri per capire come sta andando. Ancora più significativo è il parallelo decremento delle coppie che intendono adottare minori stranieri: 3.241 nel 2010, 3.154 nel 2011, 2.469 nel 2012, 2.291 nel 2013.

Ultimo dettaglio: sempre dal sito della Cai si apprende che l’attuale presidente della Commissione è, pensate un po’, il premier Renzi, il quale non ha inteso delegare tale incarico a nessun esponente del governo, a differenza di quanto accadeva con gli esecutivi precedenti, mantenendo la responsabilità politica della materia; quella amministrativa è invece in capo alla vicepresidente della Commissione. È lo stesso primo ministro che considera prioritario l’esame e l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, che contiene al proprio interno una norma di apertura alle adozioni per le coppie dello stesso sesso. Così, da un lato si impedisce a un uomo e a una donna sposati, disponibili ad affrontare gli ostacoli e le incognite di una adozione internazionale, di dare un seguito alla propria generosità; dall’altro si sostituisce il diritto del bambino, anche straniero, a una famiglia, col “diritto”/desiderio di due persone dello stesso sesso di dimostrare di essere una famiglia avendo un bambino a ogni costo. Non è propriamente lo “Stato click”, è certamente “Stato flop”, è finalmente “Stato crash”!

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. Lucia says:

    Mi sa che davvero abbiamo un Premier per caso.

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