Renzi alla direzione Pd: «Non ho paura di Berlusconi e Casini insieme»

Il segretario: «Se si andasse a elezioni con l’Italicum e l’alleanza Udc-Fi ci battesse dopo 20 anni, il problema saremmo noi». Poi presenta la riforma del Senato:

Il segretario del Pd Matteo Renzi torna a parlare alla direzione del partito e respinge al mittente i dubbi sull’Italicum: «Con molta franchezza, trovo discutibili alcune reazioni di queste ore e giorni per cui, forti di alcuni sondaggi, con l’Italicum vincerebbe Berlusconi. Le elezioni si vincono o si perdono se si prendono i voti, non se si cambia il sistema elettorale». Poi presenta la bozza di riforma del Senato, sarà «Composto da 150 persone, di cui 108 sindaci di comuni capoluogo, 21 presidenti di Regione e 21 esponenti della società civile».

«SE IL PROBLEMA LO AVESSIMO NOI?». Renzi ha spiegato di non temere certo la riforma elettorale e un eventuale effetto boomerang sul Pd. Così ha annunciato battaglia a chi ha usato in queste ore l’arma dei sondaggi, che danno vincenti Fi e Udc, contro il segretario: «Se si andasse alle elezioni con l’Italicum e un’alleanza Berlusconi-Bossi-Casini ci battesse il problema saremmo noi. Se dopo 20 anni la nostra capacità di prendere i voti è tale che basta che Casini vada di là e Bossi stia con Berlusconi per impaurirci, il problema ce l’abbiamo noi». Renzi ha poi lanciato il guanto di sfida

«CON LETTA A CARTE SCOPERTE». Il segretario ha quindi toccato l’altra polemica che in questi giorni accompagna il suo nome, quella di un eventuale guerra fredda con Letta per un rimpasto del governo o addirittura un governo Renzi senza elezioni: «Se Letta ritiene che ci siano delle modifiche da porre, affronti il problema nelle sedi istituzionali e giochiamo a carte scoperte. Il giudizio sul governo, sulla composizione del governo, sui ministri, spetta al presidente del Consiglio dei ministri e se ci sono stati problemi per il governo non li ha mai posti il Pd, che non ha mai fatto mancare il suo appoggio in nessun passaggio rilevante. La nostra fiducia è sempre stata costante anche davanti a ciò che ci lasciava perplessi».

SENATO NON ELETTIVO. E GRATUITO. Renzi ha quindi proseguito delineando di più il nuovo Senato che propone e che non sarà elettivo: «Anche gli esponenti della società civile saranno scelti temporaneamente dal presidente della Repubblica per un mandato. Il Senato non voterà il bilancio, non darà la fiducia, ma concorrerà all’elezione del presidente della Repubblica e contribuisce all’elezione dei rappresentanti degli organi europei». Il Senato inoltre sarà senza indennità.

REVISIONE TITOLO V. Un altro capitolo presentato oggi riguarda l’abolizione delle province. Se su questa riforma «non c’è l’accordo di tutti i partiti», secondo Renzi comunque «è possibile che avremo in queste ore la svolta in Senato», tanto da spingerlo a dire «Noi vogliamo che il 25 maggio non si voti per le Province». Renzi ha spiegato che il progetto «consentirà di avere Province di secondo livello con i sindaci protagonisti» e ha aggiunto: «Se vogliamo fare davvero la Camera delle autonomie per la conformazione storica, geografica e di politica culturale dell’Italia, deve essere incentrata più sui sindaci che sui consiglieri regionali. Ma non è una bandiera su cui imporre il verbo: si apra una discussione».

LA FIAT.Renzi ha quindi parlato polemicamente del caso Fiat, che secondo lui sarebbe passato troppo sotto traccia nel dibattito politico: «Fiat ha fatto una doppia scelta: sede legale ad Amsterdam e sede fiscale a Londra: mi ha colpito che su questo tema si sia speso molto meno che del rimpasto e delle soglie della legge elettorale». In conclusione il segretario ha dettato l’agenda dei prossimi appuntamenti. Giovedì prossimo si parlerà del tema della collocazione europea (se nell’area dei riformisti laburisti o in quella dei socialisti europei) e si lavora alle candidature per le europee. Il 20 febbraio invece torna il Jobs act.