L’unico che può tirarci fuori dalla pasta omicida in cui siamo immersi

L’uomo che si crede moderno fuggendo la rivelazione, si condanna inesorabilmente a retrocedere nell’abisso della violenza primordiale

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girardArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’uomo “moderno” che fugge la rivelazione cristiana ricade sempre, inconsapevolmente, nell’incubo del religioso “arcaico”, fondato sulla violenza sacrale del capro espiatorio. La Lettura del Corriere della Sera del 6 settembre, articolo di Emanuele Trevi, “L’inflazione del sacrificio”, in cui si chiama in causa la riflessione antropologica di René Girard: mi ha folgorato l’illustrazione di Beppe Giacobbe, prova provata di come l’arte (la verità romanzesca) riesca ad esprimere con totale chiarezza il nostro inconscio essere figli del sacro fondato sulla violenza del capro espiatorio. Un pacchetto di fiammiferi minerva: in mezzo a questi uno prende fuoco e la capocchia incenerita rivela un profilo umano.

Non c’è bisogno di spiegazioni. Tutti sappiamo bene di cosa stiamo parlando: è la pasta omicida di cui siamo fatti, il peccato originale, il (rimosso) museo degli orrori su cui si fondano le religioni arcaiche e le istituzioni primordiali in tutte le società umane, il punto di inizio del nostro doloroso apprendistato umano (il processo di ominizzazione). Al di là del politicamente corretto (la menzogna romantica), la violenza unanime contro il debole eletto a vittima è la soluzione (antica) alla crisi anche per l’uomo (moderno). Badateci bene: la fiction non ci appaga se non ci scappa il morto – che paga per tutti. A scuola facciamo comunella per prendere in mezzo il bimbo strano (portatore di segni vittimari), per arrivare al mobbing in ufficio, alle purghe e ai pogrom. E se, per disgrazia del mondo, abbiamo il potere, legittimiamo qualsiasi mascalzonata in nome del sacrificio: è quello che hanno fatto coloro che ci hanno imposto l’austerity, insensata per l’economia reale, catartica per il Moloch dei mercati finanziari. Le lacrime (vere) della ministra che annunciava la macelleria degli esodati non rimandavano forse al transfert della scena sacrificale originaria? Una tecnocrazia che si legittima con epilessie sciamaniche: e noi cristiani saremmo quelli all’antica?

Scrive Girard: «La verità è estremamente rara su questa terra. C’è anzi motivo di pensare che vi sia del tutto assente. I fenomeni di frenesia mimetica, in effetti, sono per definizione unanimi. Ogni volta che se ne verifica uno, esso persuade tutti i testimoni senza eccezione, trasformando i membri della comunità in accusatori che nulla può scuotere, perché incapaci di percepire la verità». E la verità che, per una vita, il maestro di Avignone ci ha insegnato è che l’uomo che si crede moderno fuggendo la rivelazione, si condanna inesorabilmente a retrocedere nell’abisso della violenza primordiale, un fango da cui solo Cristo può trarci fuori. Per farci uomini, insegnandoci l’innocenza di ogni vittima, la misericordia di Dio, il perdono, la rinuncia a qualsiasi rappresaglia, la ragione del Logos che si è fatto carne.

Grazie, René, nell’ora della tua estrema vecchiaia.

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