Regno Unito, uccidere per compassione non è reato

Il tribunale assolve un’ottantenne che ha ucciso il marito malato di cancro con un cocktail letale. Si riapre il dibattito sul suicidio assistito

Mavis Eccleston, 80 anni, è finita davanti al tribunale per aver ucciso suo marito Dennis, 81 anni, con una dose letale di farmaci. E dopo due settimane di processo, prosciolta dall’accusa di omicidio colposo, è diventata il volto della campagna per la legalizzazione del suicidio assistito in Inghilterra. La Bbc ha ripreso l’accorato appello di una dei tre figli della coppia, Joy Munns, che fuori dal tribunale ha ringraziato i giurati e invocato una legge che permetta alle persone di non dover più soffrire, tramare in segreto o chiedere ai propri cari un aiuto per morire: «Nostro padre sarebbe stato devastato al pensiero della sua amata moglie in attesa di scoprire se, all’età di 80 anni, avrebbe dovuto affrontare l’ergastolo in prigione semplicemente per aver rispettato i suoi desideri».

LA STORIA DEGLI ECCLESTON

È il 19 febbraio 2018 quando i familiari degli Eccleston ritrovano Mavis e Dennis privi di conoscenza nel loro bungalow a Huntington, vicino a Cannock nello Staffordshire. Subito viene chiamata un’ambulanza, la donna viene salvata, ma l’indicazione lasciata da Dennis, a cui è stato diagnosticato un cancro all’intestino nel 2015, è quella di non essere rianimato. Dopo la sua morte si è aperta un’inchiesta e da lì le porte del tribunale. Nel Regno Unito l’eutanasia e il suicidio assistito sono illegali, l’eutanasia può portare a incriminazioni per omicidio e il suicidio assistito a una condanna fino a quattordici anni di prigione. Dennis sapeva di assumere un miscuglio di farmaci letali nel momento in cui aveva accettato di bere il bicchiere offerto da sua moglie? E quando anche avesse saputo e d’accordo con la moglie, «”uccidere per misericordia” è contrario alla legge in questo paese e non offre una difesa alle sue azioni», ha dichiarato il Queen’s Counsel Tony Badenoch. «Certamente c’è, ed è stato per molti decenni, un grande dibattito pubblico su questo tema, ma questo caso, e questa corte, non è il posto per risolvere il problema».

UN PATTO SUICIDA

Tuttavia Mavin è stata assolta. Troppo amaro il gusto del cocktail di farmaci perché il marito non si accorgesse di nulla, ha sostenuto la difesa, cocktail che ha assunto lei stessa perché – ha spiegato la figlia – «la nostra mamma non desiderava vivere senza di lui, suo marito, l’amore della sua vita». Ai giurati è stata mostrata una lunga lettera scritta dalla donna per raccontare ai figli come entrambi avessero deciso di morire insieme, sottoscrivendo una sorta di “patto suicida” fin dal giorno in cui Eccleston aveva rifiutato le cure per il trattamento del cancro, «voleva morire alle sue condizioni e ai suoi tempi». E così ha fatto, ha assicurato Mavin alla corte. Troppo malato per andare in Svizzera a morire le ha baciato la mano ringraziandola: «Buonanotte cara», sono state le sue ultime parole sdraiandosi sul divano dopo aver bevuto i farmaci.

AMMAZZARLI PERCHÉ NON SI AMMAZZINO

«Dennis non avrebbe dovuto essere costretto a intraprendere azioni così drastiche e Mavis non avrebbe mai dovuto essere messa in questa posizione angosciante» tuona Dignity in Dying. Il caso ricorda quello di Bipin Desai, chimico inglese elogiato dal giudice nel 2017 per aver agito mosso da «misericordia e pura compassione» verso il padre 85enne, somministrandogli un frullato di frutta carico di morfina. L’anziano non era malato, ma soffriva per la perdita della moglie e del cane. E una volta che è misericordioso ammazzare chi soffre perché non si uccida da solo, il resto è solo questione di procedura.

Foto Ansa