Se invece prevalesse il no, ogni tentativo di riforma della giustizia verrebbe accantonato e l’Italia rimarrebbe intrappolata in un sistema bloccato
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio (foto Ansa)
L'autore di questo articolo, Lorenzo Malagola, sarà ospite dell'incontro organizzato da Tempi e LabOra a Milano, venerdì 13 marzo, dal titolo “Riformare la giustizia non è reato”. Con lui anche Nicolò Zanon, presidente del comitato SìRiforma, e Lodovico Festa. Per partecipare all’incontro basta compilare questo modulo online.
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Al centro del dibattito sulla riforma della giustizia vi sono questioni che riguardano l’organizzazione della magistratura e l’equilibrio del sistema penale. Secondo una rilevazione Tecnè, l’indice di fiducia verso la magistratura è crollato dall’88 per cento nel 1998 – erano passati cinque anni dalla morte di Falcone e Borsellino – al 33 nel 2022. Mentre un tempo la magistratura rappresentava la primizia della società italiana, oggi è considerata dall’opinione pubblica un corpo autoreferenziale e condizionato da interessi di parte, che hanno poco a che fare con la giustizia. Insomma, il senso di ingiustizia sembra prevalere.
Di cosa tratta il referendum
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