Re saudita si lamenta: «L’estremismo rovina l’immagine dell’islam» (non è uno scherzo)

Se davvero il sovrano dell’Arabia Saudita vuole estirpare l’uso politico e violento della religione musulmana, cominci dal regime e dalle leggi del suo regno

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Non bisogna usare la religione come arma per «raggiungere obiettivi politici o settari». Al contrario, è importante «aborrire l’esagerazione e l’estremismo religiosi che, quando entrano nel corpo della nazione musulmana, rovinano la sua unità, il suo futuro e la sua immagine nel mondo». Parole sacrosante, se solo non venissero da Salman bin Abdulaziz, il re dell’Arabia Saudita.

ESPORTATORE DI ESTREMISMO. Simili espressioni fanno quasi sorridere in bocca a uno dei principali responsabili dell’esportazione dell’estremismo islamico nel mondo, tra i maggiori finanziatori di guerre dove la religione gioca un ruolo fondamentale e detentore di un titolo religioso (“Custode delle due sacre moschee”) che giustifica anche la carica politica.

SHARIA È LEGGE. In Arabia Saudita la sharia e il Corano costituiscono la legge, decapitazioni e crocifissioni pubbliche sono all’ordine del giorno, l’apostasia è punita con la morte, le donne non hanno diritti, è vietato nominare la parola Gesù e pregarlo è un reato grave. Come può il re di un simile paese affermare che «bisogna sradicare senza pietà l’epidemia dell’estremismo religioso»?

DOTTRINA WAHABITA. Un regno che si fonda sul patto di ferro tra la casata degli Al-Saud e i teorici della dottrina wahabita, versione ultra-radicale e ultra-conservatrice dell’islam, che a stento si differenzia da quella messa in pratica ogni giorno dallo Stato islamico in Iraq e Siria, e che diffonde in tutto il mondo (vedi il caso del Belgio) il verbo dell’estremismo religioso grazie a fiumi di petrodollari, può lamentarsi della «piaga che mina l’unità dei musulmani»?

ISLAM COME ARMA POLITICA. Un leader politico sunnita che distrugge un paese (lo Yemen) solo per non confinare con un governo retto da sciiti (Houthi, alleati dell’arcinemico sciita Iran), che finanzia decine di milizie terroriste in Siria solo per abbattere il suo presidente sciita (Assad), che non distribuisce i visti agli sciiti siriani per la partecipazione al pellegrinaggio rituale, obbligatorio per i musulmani almeno una volta nella vita, solo per delegittimare religiosamente Assad, un leader che si comporta in questo modo può davvero dichiarare che «il regno respinge totalmente che questo grande rito del pellegrinaggio sia usato per raggiungere obiettivi politici o risolvere dispute settarie»?

STOCCATA ALL’IRAN. Re Salman ha parlato così per tirare un’ultima stoccata all’Iran degli ayatollah, che quest’anno non ha mandato i suoi cittadini al pellegrinaggio, dopo che l’anno scorso un errore organizzativo ha portato alla morte di oltre 2.400 persone. Ma se davvero il monarca saudita vuole estirpare l’estremismo islamico e l’uso politico della religione musulmana, può cominciare a rivedere i fondamentali della sua politica interna ed estera.

Foto Ansa

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