Ravenna, famiglia sfrattata di casa per 3 euro di morosità

La vicenda giudiziaria di Claudio T. In tre giorni ha recuperato la somma necessaria, ma mancavano i 3 euro di spese bancarie. Il tribunale ha ingiunto lo sfratto entro Pasqua

Un artigiano di Lugo (Ra), sposato e padre di due figli, si è ritrovato sfrattato e senza casa per 3 euro di debito. La decisione è stata presa da Tribunale di Ravenna e diventerà operativa a partire dal 20 aprile, il giorno di Pasqua.

LA VICENDA. L’uomo, Claudio T., imbianchino di 53 anni, tre anni fa circa, il primo novembre del 2011, aveva preso in affitto con la famiglia un appartamento con un canone annuo di 6mila euro a Lugo. Tutto è andato bene sino all’ottobre del 2013 quando, a causa della crisi economica che imperversa in particolare sul settore edile, l’uomo si è ritrovato senza lavoro e non è più riuscito a pagare il canone d’affitto da quel mese sino a gennaio di quest’anno. Il 28 gennaio 2014 il padrone di casa, tramite il proprio avvocato, ha fatto consegnare un intimazione di sfratto alla famiglia. L’intimazione è stata notificata all’imbianchino lughese il 4 febbraio: il 7, dopo aver fatto i salti mortali per racimolare la cifra necessaria, Claudio T. si è recato nella filiale della sua banca, l’Unicredit di Lugo, per versare l’importo esatto dovuto al padrone di casa di 1.938,62 euro. Ma nella fretta di raccogliere la somma sino all’ultimo centesimo, Claudio T. non ha prestato attenzione al fatto che per il versamento la banca avrebbe trattenuto 3 euro e 62 centesimi di spese, motivo per cui il versamento arrivato al proprietario dell’appartamento ammontava a 1.935 euro esatti.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE. A questo punto, l’uomo non ha ritirato l’ingiunzione di sfratto ed è stata fissata udienza davanti al giudice ordinario del tribunale di Ravenna: il 17 marzo Claudio T. si è recato al palazzo di Giustizia davanti all’aula assegnata al giudice competente, ma in realtà l’udienza era stata intanto affidata ad un giudice onorario e l’ignaro imbianchino lughese non ha potuto nemmeno difendersi in aula. Claudio T. avrebbe infatti potuto chiedere la dilazione del pagamento per quanto riguarda gli ultimi 3 euro mancanti, ma il giudice onorario, irremovibile, ha convalidato lo sfratto, “dando atto – si legge nella sentenza – che il conduttore dell’immobile ha corrisposto l’importo di 1.935 euro, rimanendo moroso di euro tre, oltre spese”. Ora l’imbianchino si troverebbe a pagare anche 500 euro di spese legali, 83 euro di Iva e Cpa, oltre alla necessità di trovare un tetto per la propria famiglia. L’unica speranza che gli resta è che venga accolta la sua opposizione tardiva al provvedimento.