Ramadan, anche la Comunità ebraica chiede spiegazioni a Pisapia sull’imam anti-Israele

Invitato a Milano per la chiusura del digiuno musulmano un religioso vicino ad Hamas, accolto dall’assessore di Pisapia. Nel mirino il suo elogio del “martirio” islamista

A Milano non si sono ancora esaurite le polemiche sulla festa di fine Ramadan, che riguardano sempre più direttamente il Comune e il sindaco. Giuliano Pisapia deve ora fare i conti anche con il nervosismo della Comunità ebraica cittadina per la presenza dell’imam giordano Riyadh Al Bustanji, invitato dal Coordinamento delle associazioni islamiche milanesi (Caim) a condurre la preghiera degli oltre 10 mila musulmani radunati giovedì scorso all’Arena Civica. Il religioso è infatti noto per aver rilasciato, nel giugno 2012, un’intervista in cui inneggiava al «martirio» dei bambini palestinesi, oltre che per le sue vicinanze con Hamas.

«UN GRANDISSIMO SAPIENTE». Il riferimento è a un intervento di Al Bustanji presso una tv mediorientale, nel quale l’imam racconta di aver compiuto un viaggio a Gaza e di avervi incontrato un ragazzino di 10 anni che «conosce a memoria il Corano e prega Allah di poterlo incontrare come un martire della Terra di Gerusalemme». Quel bimbo «è un gigante dei nostri tempi», spiega l’imam nel video. Venerdì 9 agosto era stato Davide Romano, portavoce della sinagoga Beth Shlomo, a chiedere le dimissioni del coordinatore del Caim Davide Piccardo, sotto accusa perché, dice Romano, «sostiene che l’imam non ha mai preso posizioni che contraddicano la nostra visione delle cose. Visto che le posizioni dell’imam sono registrate e pubbliche, delle due l’una: o nega la verità e quindi mente, oppure quelle parole sono coerenti con la sua visione dell’islam». Per tutta risposta Piccardo ha minacciato querele contro chi distorce il “vero valore” delle parole dell’imam e ribadendo l’intento religioso dell’invito rivolto ad Al Bustanji: «Abbiamo portato qui l’imam perché è un grandissimo sapiente nella conoscenza del Corano. Conosciamo le sue posizioni politiche ma non sono fonte di scandalo per noi. Il dialogo interreligioso in Italia non dovrebbe confondersi con le questioni legate al conflitto tra israeliani e palestinesi». Eppure la presenza dell’imam ha impedito che giovedì partecipassero al rito islamico i rappresentanti della Comunità ebraica, che invece un anno fa avevano assistito con piacere.

«LA GIUNTA PRENDA LE DISTANZE». La bufera però ora si è spostata verso Palazzo Marino, perché il Caim è l’organo scelto dal Comune per dialogare con i musulmani della città in tema di integrazione, e ancor di più perché giovedì ad accogliere l’imam all’Arena di Milano c’era anche un assessore della giunta Pisapia, Francesco Cappelli (delega all’Istruzione). Il fatto ha sollevato critiche, e non solo dall’opposizione, ma anche all’interno del Pd: su tutti, è stato il vicecapogruppo provinciale Roberto Caputo a chiedere che «la giunta prenda le distanze da questo grave avvenimento». E lo chiede anche la Comunità ebraica, che si ha diffuso una nota attraverso il suo sito internet. La richiesta di dimissioni fatta da Romano a Piccardo è legittima, dicono, ma è posizione solo di quella sinagoga. Piuttosto, le critiche della Comunità ebraica vanno a Pisapia, perché le dichiarazioni dell’imam sono «di una gravità inaudita», e «incitano al terrorismo e all’odio nei confronti di Israele. Con l’aggravante del coinvolgimento perfino di bambini». Gli ebrei milanesi ricordano che «il movimento Hamas è stato riconosciuto una organizzazione terroristica dall’Unione Europea. Dunque anche dal nostro Paese. A nostro avviso il Comune di Milano ha sbagliato a partecipare a questa iniziativa per via della presenza di Al Bustanji. Ci auguriamo che questa partecipazione sia dovuta a una svista. Per questo aspettiamo chiarimenti in merito dall’amministrazione comunale».