Oh-oh, qui ci sono troppi caprioli

Un numero esorbitante di questi animali rovina il territorio e i campi dell’astigiano. Parla Marco Listello, presidente Atc Asti Sud

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Nella provincia di Asti, in Piemonte, hanno un problema coi caprioli. Questi simpatici e bellissimi animali recano danni al territorio e ai suoi abitanti. Fino a vent’anni fa, in questa zona del Basso Piemonte non erano presenti, ma, come è successo per altre specie in Italia, una volta introdotti in un ambiente non loro, l’hanno colonizzato, riproducendosi senza controllo. Per questo motivo, cacciatori e agricoltori locali hanno chiesto alla Regione Piemonte di ampliare i termini della stagione venatoria del capriolo, per cercare di arginare il fenomeno. Spiega a tempi.it la situazione Marco Listello, presidente Atc Asti Sud.

Com’è regolata l’attività venatoria del capriolo nella vostra provincia?
I termini sono molto chiari e da sempre rispettati dalle associazioni di cacciatori. La Regione stabilisce dei periodi di prelievo selettivo in cui è possibile cacciare i caprioli, in un numero deciso sulla base del censimento degli animali.

Cosa significa?
Il numero dei capi cacciabili è stabilito in percentuale (70 per cento) sul totale dei capi presenti sul territorio ed è assolutamente vietata l’attività nelle aree protette, intorno ai rifugi o nelle oasi. Il problema è che non si riesce mai a calcolare l’esatta cifra di caprioli cacciabili, perché censirli è molto complicato. Se, per esempio, nel giorno in cui si dovrebbe contarli, piove, di sicuro gli animali non usciranno allo scoperto, pertanto sarà impossibile conteggiarli con esattezza. Se il conto totale è quindi molto in ribasso rispetto alla reale presenza sul territorio, il 70 per cento di animali cacciabili sarà di conseguenza troppo basso. E così i caprioli presenti nella provincia di Asti continueranno a essere troppi.

È difficile immaginare il capriolo come un pericolo per l’ambiente. Quali danni causa?
Sono molti, proprio perché non è nel suo territorio tipico. Si è adattato a questo ambiente, ricco di coltivazioni di pregio. Gli agricoltori sono stremati, perché questi animali rovinano noccioleti e vigneti. Quando si cibano dei germogli di vite, rovinano non solo la prossima vendemmia, ma pure un paio di quelle successive. Alcuni coltivatori hanno addirittura dovuto cambiare tipo di coltivazione perché i caprioli continuavano a cibarsi di quello che producevano. Nel caso, si può chiedere alla Regione il rimborso, che però avviene con un ritardo di due o tre anni. E alcuni danni non sono nemmeno rimborsabili.

Che cosa intende?
Penso agli incidenti in macchina, accaduti ancora di recente, causati dal passaggio di animali sulle strade. Chi rimborserà i danni subiti alla carrozzeria dell’automobile? Nessuno. Non solo, c’è anche un problema di tipo boschivo, ben più grave. Nel nostro territorio si produce legname che viene tagliato e puntualmente ripiantato. I caprioli si cibano delle piante giovani, che dovrebbero diventare querce che sostengono il territorio durante le fitte piogge autunnali. Se le querce vengono mangiate dagli animali, invece di crescere e diventare alberi robusti, lasceranno il territorio più fragile, e questo è un problema quando l’acqua delle piogge è tanta e dalle cime scorre a valle, arrivando a rovinare le abitazioni. Anche in questo caso la Regione non rimborsa nulla, nemmeno con anni di ritardo.

Comprende anche lei che la vostra proposta di abbattere i caprioli non attira molte simpatie…
Lo so. Quando, tempo fa, abbiamo proposto periodi venatori straordinari, la casella di posta elettronica dell’Atc di Asti è stata inondata di mail di protesta, per lo più provenienti da altre regioni, perfino da Roma o dalla Sicilia. Vorrei francamente capire cosa ne sanno altrove del problema dei noccioleti astigiani.

Foto da Shutterstock


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