Quello che Azzolina non dice e non vede al di là di banchi pieni e cattedre vuote

Dall’autonomia alla dispersione scolastica agli alunni disabili, tutte le domande che il ministro Lucia Azzolina continua a scantonare

Dopo il nodo banchi a rotelle (rocambolesca crociata del commissario straordinario Domenico Arcuri), mascherine (il coordinatore Cts Agostino Miozzo ora propone quelle trasparenti), distanze (progressivamente accorciate, oggi siamo al metro tra le “rime buccali”), è stata la volta delle aule da reperire nelle fattorie (proposta Coldiretti), delle corse in taxi (sottosegretario alla Sanità Sandra Zampa), del medico scolastico (Cts), del termine “congiunto” esteso ai compagni di classe (ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli). Poi ci sono gli insegnanti fragili o over 55 (oltre 300 mila), in molti chiedono di essere dispensati dal rientro, quelli che minacciano di rientrare solo se avranno pagate come straordinari le ore di lezione per i corsi di recupero, e quelli che il governo ha autorizzato il ministero ad assumere tempo indeterminato (85 mila), ma a operazioni per l’assegnazione delle cattedre già concluse e a concorso slittato a settembre: morale, contando i pensionamenti, risultano 170-180 mila posti vacanti per coprire i quali non basteranno né i neoassunti né i 50 mila supplenti che saranno contrattualizzati insieme ai 20 mila addetti Ata come da decreto firmato dal ministro Azzolina.

La fantasia insomma abbonda, nel frattempo la Conferenza Stato Regioni annuncia piena accettazione e condivisione delle linee guida dell’Iss. Quanto al ministro, che ancora non si capisce perché ci abbia messo 170 giorni ad aprire ai patti educativi («Il ricorso alle scuole paritarie da parte degli Enti locali competenti per trovare spazi aggiuntivi è del tutto possibile e non è mai stato previsto il contrario. Né potrebbe esserlo», dichiarazione del 22 agosto), davvero pensa di esaurire con assunzioni di precari, banchi nuovi, cattedre vuote e boom di supplenti la risposta alla riapertura delle scuole?

AUTONOMIA, PARITÀ E DISPERSIONE SCOLASTICA

Gabriele Toccafondi, ex sottosegretario dell’Istruzione e deputato di Iv, dice a Tempi di avere due domande per il ministro, «la prima: autonomia e parità hanno aiutato i ragazzi in lockdown. Senza questi strumenti i ragazzi non avrebbero avuto modo di proseguire un percorso educativo (non solo nozionistico). A 20 anni dalle leggi a autonomia e parità è l’ora di aumentare, migliorare, proseguire su questa strada?». E ancora, «la dispersione scolastica è alta. Si annida soprattutto negli istituti professionali ed in parte nei tecnici. Sono ragazzi che pensano di frequentare una scuola che li metta in contatto con il lavoro e si ritrovano 16 materie al biennio, pensano di capire come funzionano laboratori e macchinari e scoprono di stare in un liceo mascherato. È giunto il momento di riformare il percorso dei tecnici e soprattutto dei professionali?

COSTO STANDARD E APPALTO BANCHI

La senatrice Alessandra Gallone (Fi), vorrebbe invece avere finalmente dal ministro «un parere sul costo standard per studente, sapere ovvero cosa pensa dell’idea di trasferire direttamente alle famiglie una quota capitaria per consentire loro di realizzare la vera libertà di scelta educativa, mettendo così in competizione virtuosa scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria al fine di innalzare la qualità dei servizi educativi e realizzare così il sistema integrato di istruzione. Lato classi invece, vorrei anche chiedere al ministro», prosegue Gallone, «se non sarebbe stato più opportuno utilizzare un sistema di distanziamento tradizionale modello compito in classe. E se potesse rispondere alle domande sulla trasparenza dell’appalto banchi che ha posto anche il Sole 24ore ad Arcuri e per cui noi abbiamo presentato un’interrogazione».

EDUCAZIONE OSTAGGIO DELLO STATO

Luca Montecchi, rettore dell’Istituto Scolastico “don C. Gnocchi” ed estensore dell’ormai famosa lettera aperta dei dirigenti delle scuole libere che ad aprile invitava il ministro a salvare le scuole paritarie, vorrebbe sapere se Azzolina si rende conto «che il maggior guaio della scuola è che essa è tornata, e peggio di un tempo, a essere un organo in tutto funzionale e sottoposto alla pubblica amministrazione, ossia allo Stato? E che gli studenti, bambini e ragazzi, vanno considerati nel loro bisogno di imparare, giudicare, crescere prima degli interessi dei docenti, vieppiù sindacalmente protetti e sempre meno educatori?». Per Montecchi «lo Stato deve fare: edilizia, garanzia che chiunque possa istruirsi e controllo. Non deve fare: insegnamento, formazione, educazione. La vicenda del Covid rischia di spingere sulla strada opposta, nell’illusione che più docenti, più banchi, più aule, più tecnologie bastino come per magia a garantire il funzionamento del sistema. Non è così».

SOSTEGNO E PATTI EDUCATIVI

Sempre dal mondo della scuola, lato statale, Mario Leone, docente di Musica in una Scuola Secondaria di I grado si chiede, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico se davvero il ministro «pensa di aver realizzato le migliori condizioni per alunni, docenti, dirigenti etc. Si è poi parlato poco di alunni con disturbi di apprendimento e soprattutto con handicap per i quali mascherine, distanziamento e igiene sono complessi da attuare. Cosa si è pensato per loro e per gli insegnanti di sostegno (se ce ne saranno in numero adeguato)?». Leone chiede se prima di dedicarsi ai banchi con le rotelle e parlare di spazi museali, B&b e via dicendo «non sarebbe stato più urgente strutturare un grande progetto di edilizia scolastica o avviare da subito una collaborazione fattiva con il mondo delle paritarie». E sempre sugli spazi, «dove non ci sarà la possibilità del fatidico “metro di distanza” si parla di rendere obbligatoria la mascherina. Una grande retromarcia rispetto a quanto detto in questi mesi. Non sembra al ministro poco corretto nei confronti di quegli istituti che si sono prodigati per reperire nuovi spazi, organizzare diversamente gli ambienti o addirittura hanno rifiutato iscrizioni per rispettare tale indicazione?».

RAGAZZI FRAGILI E PIANIFICAZIONE FAMILIARE

Anche Elena Fruganti, docente in un liceo linguistico statale, solleva innanzitutto il tema dei ragazzi più fragili: «Il ministro può indicare con chiarezza tempi e modalità di lavoro che garantiscano il diritto allo studio degli studenti più fragili? È urgente la nomina di docenti specializzati in tempo utile per l’avvio dell’anno scolastico e soprattutto in numero adeguato alle esigenze degli studenti. Nei mesi trascorsi non si sono avviati i concorsi e i docenti di sostegno scarseggiano. Se gli studenti disabili dovranno seguire tutte le lezioni in presenza, nei casi di studenti impossibilitati a seguire le procedure di sicurezza in autonomia, come si garantirà la copertura oraria, visto che le ore con affiancamento del docente specializzato sono mediamente un terzo del totale?». Ancora, «la standardizzazione di procedure comportamentali mal si adegua alle esigenze di percorsi scolastici ed educativi personalizzati, sono possibili eccezioni nei casi di studenti con funzionamenti strutturali che impediscono la garanzia di condotte standardizzate? (ADHD, disturbi oppositivi provocatori…). A chi è in capo la responsabilità di tali eventuali scelte?».

Per Fruganti inoltre la maggior tranche di investimenti a favore delle scuole in questi mesi è andata per il potenziamento degli strumenti informatici più che per l’adeguamento degli edifici, «allora mi chiedo: se è chiara l’eventualità di convivere con la didattica a distanza, non è più opportuno rendere trasparenti gli scenari su cui il ministero sta lavorando, così che anche i genitori possano adeguare le loro pianificazioni familiari?».

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