Tentar (un giudizio) non nuoce

Quei luoghi dove lasciamo il cuore e torniamo a riprenderlo

Di Raffaele Cattaneo
23 Agosto 2025
Un viaggio personale in Cile è stata l'occasione per riprendere alcuni contatti istituzionali. E per vivere incontri e momenti irripetibili

Ci sono posti nella vita di ciascuno di noi dove, per una ragione o per l’altra, ma sempre speciale, diversa e personale, lasciamo il cuore. E qualche volta torniamo a riprendercelo.

Mi è successo in questi giorni di agosto, tornando in Cile. Prima a Santiago, per il matrimonio di un figlio di nostri amici, poi nella città del Sud da cui vengono i nostri tre figli.

Agosto nell’emisfero sud è molto diverso dalle abitudini italiane: le stagioni sono invertite, quindi è come febbraio da noi, il che vuol dire pioggia, freddo, cielo grigio, tempo di lavoro, non di vacanza. Eppure persino questo clima triste può suscitare gioia e allegria quando ricorda qualcosa al nostro cuore per cui vale la pena vivere.

In Cile abbiamo incontrato i nostri figli, riempito attraverso la loro presenza la nostra famiglia (come per tutti riempito di gioie, soddisfazioni e insieme di dolori e preoccupazioni); abbiamo costruito e coltivato amicizie che durano da decenni; generato iniziative di aiuto, favorito progetti e collaborazioni con l’Italia e la Lombardia in particolare, assistito a cambiamenti nella società, nella politica, nella Chiesa; abbiamo imparato ad amare il cibo, i luoghi, il carattere della gente, persino la luce così speciale del sud del mondo. Se c’è un posto che per tutta la nostra famiglia rappresenta una seconda Patria è indubbiamente il Cile.

Tre flash

Così l’occasione di un impegno personale si è mischiata con la possibilità di riprendere contatti con le istituzioni, con la nostra Ambasciatrice, con i rappresentanti della comunità italiana, con gli imprenditori cileni più importanti di origine italiana, con la Chiesa cilena. Tutto per rafforzare un legame tanto importante per me quanto ricco di opportunità per tutti.

Questo viaggio ha generato incontri e momenti irripetibili. Che cosa mi porto a casa, oltre alla rinnovata convinzione di quanto sia straordinario e amato questo Paese?

Alcuni flash, impressi nella memoria.

Il primo: un pranzo, appena arrivato, con i sacerdoti della Fraternità San Carlo, che a Puente Alto, nella zona più popolosa e più problematica della periferia di Santiago, rappresentano un esempio di cristianesimo felice, offerto a tutti attraverso un un servizio intelligente e gioioso. Un pranzo in cui abbiamo parlato di fede, politica, situazione sociale, scienza, tecnologia. Pranzo che ha fatto il paio il giorno successivo con quello insieme al nuovo Nunzio Apostolico e al cardinal Ezzati, dove ho visto come la Chiesa più istituzionale, con le sue preoccupazioni pastorali e sociali abbia lo stesso cuore e lo stesso volto umano dei miei amici della San Carlo.

Il secondo: un incontro con alcuni italo-cileni di origine lombarda, con cui abbiamo gettato il seme di una associazione di lombardi in Cile. Quanto è importante il legame con la propria origine per ognuno di noi! L’ho visto in ciascuno di loro e nel loro desiderio di conservare un legame con la terra da cui provengono i loro padri, nonni e ascendenti vari. Ma mi è stato ancor più chiaro assecondando e accompagnando il desiderio di mia figlia, ormai giovane adulta, di incontrare la propria madre naturale. Un incontro che, grazie all’aiuto provvidenziale di chi ci vuol bene, è stato possibile: un evento tanto raro quanto prezioso, che, nella grande emozione e nel fortissimo impatto del momento, ha permesso dopo 25 anni un abbraccio liberatorio e avviato una pacificazione del cuore.

Il terzo flash: il volto di Pedrito, il nipote di un anno (figlio della figlia) dei nostri amici, che ha mosso i primi passi la medesima sera, mentre eravamo a cena a casa loro. Il trionfo di quei primi passi incerti, sempre col rischio di cadere, ma con il desiderio e la determinazione di stare in piedi, mi sono parsi un’immagine dell’uomo, del suo perenne tentativo di essere degno di una postura umana, che però fatica a reggere, per cui cade ma non smette di provare a rialzarsi. E la gioia dei suoi genitori, che insieme un po’ lo sostenevano e un po’ lo lasciavano fare perché imparasse a reggersi in piedi da solo, mi sono parsi un simbolo di come Dio agisce con la nostra vita. Sempre amando e godendo di ogni nostro passo e insieme lasciandoci provare a stare in piedi, dunque anche permettendoci di cadere e poi aspettando e aiutando a il nostro rialzarsi, perché la nostra umanità si compia all’altezza della statura con cui Lui l’ha voluta.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.