Quanto ci vuole per fare un’impresa di successo in Uganda? 10 euro. Storia di Mupuya e dei suoi sacchetti di carta

Quando Kampala nel 2008 ha messo al bando i sacchetti di plastica, Andrew, 16 anni, decise di diventare il primo produttore di sacchetti di carta nel paese

Mupuya-andrew-africa-ugandaDieci euro. È questa la cifra “esorbitante”, almeno per un ragazzo ugandese di 16 anni, che serviva a Andrew Mupuya per mettere in piedi un business per il quale ha ricevuto moltissimi premi, tra cui l’Anzisha, che ogni anno viene conferito a un imprenditore africano che riesce a venire incontro ai bisogni della sua comunità.

BASTA PLASTICA. Quando aveva 16 anni, i genitori di Mupuya avevano appena perso il lavoro e riuscivano a malapena a mandarlo a scuola a Kampala. Così, «ho deciso di affrontare il mondo da solo» e quando nel 2008 il governo ha annunciato la messa al bando dei sacchetti di plastica, il giovane ha pensato di fondare un’impresa che producesse sacchetti di carta: «Ho condotto uno studio di possibilità – spiega alla Cnn Mupuya, che oggi ha 21 anni – e una ricerca di mercato tra i negozi e mi sono accorto che era un mercato reale».

DIECI EURO. Per partire, però, servivano 36 mila scellini ugandesi, cioè circa 10 euro. Il ragazzo ne ha raccolti otto vendendo 70 chili di bottiglie di plastica usate raccolte in una settimana, e i restanti due se li è fatti prestare dal suo insegnante. Così è nata la Youth Entrepreneurial Link Investments (Yeli), primo produttore ugandese di sacchetti di carta.
Oggi l’azienda è cresciuta tanto da impiegare 16 persone nella produzione di circa 20 mila sacchetti a settimana. «Oggi ho 72 clienti – racconta Mupuya – tra cui la Samsung. Il 90 per cento dei clienti che ci sceglie, decide di tornare».

Schermata 01-2456686 alle 16.27.11FORBICI E COLLA. Nel 2012, Mupuya ha vinto il premio Anzisha e incassato così 30 mila dollari. «I premi che vinco mi danno il coraggio per andare avanti e mi indicano che questa è la strada giusta». La produzione è del tutto artigianale: a Kasokoso, slum alle porte della capitale, i dipendenti di Yeli tagliano la carta e la incollano manualmente.
Un processo che richiede molto tempo: «Facciamo tutto manualmente e per mantenere la qualità del prodotto ci vuole molto tempo. Riusciamo a soddisfare solo il 5% delle richieste che abbiamo, per questo il prossimo passo che vorrei intraprendere è acquistare un macchinario per la produzione».

AMBIENTE. Il governo ugandese aveva messo al bando i sacchetti di plastica per problemi ambientali, un tema che sta molto a cuore a Mupuya: «Un sacchetto di carta si decompone in poco tempo. Io sogno un’Africa più pulita, questo è solo l’inizio».