Quanti cinesi ci vogliono per fare un caso Suarez?

La vicenda dell’esame del calciatore dimostra che la riforma Bonafede sulle intercettazioni era un bluff. E del caso più interessante non parla nessuno

Dell’esame di italiano del calciatore Luis Suarez noi non dovremmo sapere quanto sappiamo, e sarebbe giusto così. Come ha notato Cataldo Intrieri su Linkiesta, questo è il primo scoop dopo il varo della riforma intercettazioni. In un certo senso, il primo banco di prova per verificare se quella che ci è stata presentata come una norma che avrebbe evitato la diffusione delle intercettazioni funzionasse o meno. Il risultato, come si vede dal caso Suarez (e, aggiungiamo noi, dal caso Fontana), è fallimentare. D’altro canto, come sempre sostenuto da Tempi e da molti osservatori, lo scopo della riforma Bonafede non è mai stato “garantista”, quanto quello, al contrario, di rendere ancora più invasivi gli strumenti utili a spiare gli indagati (leggi: trojan).

Scrive Intrieri:

«Entrambe le riforme, la vecchia e la nuova (Orlando e Bonafede, ndr), sono nate con lo stesso scopo: levare dalle prime pagine dei giornali le intercettazioni coperte da segreto e riservate. Evidentemente non è così, e il particolare grave è che nel caso Suarez non si tratta neanche di atti ufficialmente depositati al termine delle indagini oppure dopo l’arresto di indagati, cioè resi pubblici agli interessati ed ai difensori prima che ai giornali (in realtà accade l’inverso ma pazienza), bensì di elementi che dovrebbero restare coperti dal segreto istruttorio, visto che si tratta di un’indagine ai primi passi».

Il “caso Cantone”

Sono, questi, discorsi difficili da fare in Italia. Se poi c’è di mezzo il calcio o la politica, figurarsi. Eppure ha ragione l’Huffington Post a titolare che, a ben guardare, “il caso Suarez diventa il caso Cantone“. Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone s’è infatti detto indignato per la diffusione di materiale (teoricamente) protetto da segreto. “Troppe violazioni del segreto istruttorio”, ha detto nella sostanza, “ora fermo tutto”. Bella idea, solo che è già successo tutto quel che doveva succedere. Anche perché, questo lo aggiungiamo noi, sia lo stesso Cantone sia il colonnello della Guardia di Finanza che si è occupato dell’indagine, Selvaggio Sarri, avevano già fatto dichiarazioni ai giornali e alle radio sul caso il giorno stesso in cui veniva reso noto. Quindi vorremmo chiedere a Cantone: perché si lamenta oggi della fuga di notizie quando qualche giorno fa i mezzi di informazione riportavano i suoi virgolettati?

I milioni cinesi

Di più: sia Cantone sia Sarri spiegano di essere arrivati al caso Suarez «quasi per caso» mentre stavano indagando su altro. Su “altro” cosa? Ce lo ha spiegato in un articolo di qualche giorno fa il Corriere della Sera. Un articolo cui non è stata data molta enfasi, al contrario di tutti gli altri in cui sono riportati brani di intercettazioni, che fa riferimento all’indagine sul «”buco” nei conti dell’UniStra (Università degli stranieri di Perugia, ndr), relativo al business degli studenti provenienti dalla Cina».

Spiegava il Corriere:

«Per partecipare agli Erasmus nelle università del nostro Paese viene richiesto un buon livello di italiano, certificato. La Cina ogni anno pagava l’Università per far acquisire agli studenti cinesi l’italiano necessario a frequentare facoltà italiane. O quantomeno per fornirgli la certificazione: sono note nel mondo accademico le lamentele sulle scarse capacità linguistiche acquisite. In ogni caso, a quanto pare, dai bilanci dell’UniStra, sarebbero scomparsi oltre 3 milioni di euro che dovevano arrivare dalla Cina ma non sarebbero stati né incassati, né richiesti».

“Cina. Esami facili. Milioni di euro”. Quanti Suarez ci vogliono perché i giornali mettano in prima pagina il “caso cinesi”?

Foto Ansa