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Quando Trudeau non era ancora femminista e palpeggiava le ragazze

giugno 9, 2018 Pietro Piccinini

Un tweet rispolvera una vecchia storia da MeToo sul premier canadese. Che oggi si batte per la “parità di genere” e predica tolleranza zero verso tutti i “sessisti”

«Mi dispiace. Se avessi saputo che eri in servizio per un giornale nazionale, non mi sarei mai permesso di essere così sfacciato». Sono le parole pronunciate a una cronista dell’Advance da Justin Trudeau, figlio dell’ex primo ministro Pierre Trudeau, il 4 agosto scorso.
Trudeau, che era a Creston per celebrare il Kokanee Summit festival organizzato dalla Columbia Brewery, si è scusato – con un giorno di ritardo – per aver inopportunamente “toccato” la giornalista mentre questa stava lavorando non solo per l’Advance, ma anche per il National Post e il Vancouver Sun.
«Se avessi saputo che eri in servizio per un giornale nazionale…».
Non è raro che i giovani reporter, specie se femmine in forze a testate di piccole comunità, siano considerati esseri inferiori rispetto ai loro colleghi “più importanti”, e che per questo si manchi loro spudoratamente di rispetto. Ma il figlio di un ex primo ministro non dovrebbe essere consapevole di quel che si addice e quel che non si addice alla vita sociale? Non ha imparato, nella sua vasta esperienza di vita pubblica, che palpeggiare una giovane estranea non sta nel manuale del galateo, a prescindere da chi sia la ragazza, da quale mestiere faccia e dal luogo in cui si trovi?
E che cosa dà una qualunque rilevanza al fatto che lei stava lavorando per il Post? Dopo tutto i grandi casi scoppiano prima nei giornali locali. Può non trattarsi di una scoperta sconvolgente, ma una cosa avrebbe dovuto essere imparata dall’esperienza.
Tale padre, tale figlio?

Così, in un editorialino apparso nell’edizione del 14 agosto del 2000, il Creston Valley Advance sculacciava virtualmente l’allora neanche trentenne futuro primo ministro del Canada.

La “notizia” è cominciata a girare due giorni fa a causa di un tweet birichino di un giornalista freelance che non sembra provare particolare simpatia verso Trudeau:

All’epoca il giovane Justin era solo il figlio sexy e un po’ frivolo di un padre assai ingombrante, e probabilmente nessuno in Canada immaginava che quel ragazzone belloccio sarebbe diventato a sua volta, come il padre, un capo di governo. Forse anche per questo il Creston Valley Advance si limitò a svergognarlo un poco e a rimproverargli la “mancanza di rispetto” verso una donna.

Del resto diciotto anni fa la parola “sessismo” non era ancora di moda e il MeToo era di là da venire. Certo, può essere perfino divertente provare a immaginare che cosa sarebbe successo se il fattaccio si fosse verificato oggi. Comunque i tempi sono cambiati e in tutti questi anni è cambiato anche Trudeau. Nel frattempo il ragazzo si è fatto una certa reputazione, oltre che per essere un gran figo e per giunta progressista, anche come paladino delle donne. Di recente, per esempio, si è impegnato a portare la “parità di genere” e l’aborto in cima all’agenda del G7 che si riunisce in questi giorni proprio nel suo Canada. L’anno scorso ha addirittura scritto un articolo per raccomandare ai genitori di educare i figli maschi come “femministi” per sconfiggere la “cultura del sessismo”. Insomma, se lo è meritato di diventare un eroe della grande campagna anti-molestie che sta finalmente travolgendo tutti i palpeggiatori dell’universo, o anche solo i presunti tali.

Una volta ha perfino giurato in un’intervista di non avere nulla da temere dal suo passato, perché «per tutta la mia vita sono stato molto, molto attento a essere rispettoso» verso tutti e tutte (e tutt*). E per spazzare via ogni dubbio residuo, ha aggiunto che la tolleranza zero verso i molestatori va applicata nei confronti di chiunque, lui compreso. «Non esiste un contesto in cui qualcuno non deve essere ritenuto responsabile per cose che ha fatto nel passato».

Si può dunque ben sperare che Trudeau, avendo pure «lavorato sul tema delle aggressioni sessuali per oltre 25 anni», come ha raccontato nella stessa intervista (e come per altro dimostra indiscutibilmente l’abile palpeggiamento di una giornalista di serie B), si può sperare, dicevamo, che nel frattempo Trudeau abbia imparato a tenere le mani a posto. O quanto meno che quella del Creston Valley Advance fosse una fake news appositamente diffusa da qualche malizioso hacker russo per far prevalere l’odio sull’amore.

Eh sì, i tempi sono cambiati ed è cambiato anche Trudeau. E magari la sua nuova religione femminista riuscirà a salvargli la sensibile pellaccia. Come non è accaduto a Harvey Weinstein, Kevin Spacey, Morgan Freeman e a una lunga serie di altre icone liberal finite nel fango per fatti accaduti a volte addirittura prima che il premier canadese cominciasse a «lavorare sul tema».

Foto Ansa

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