«Quando la crisi si fa dura, i cattolici diventano più generosi»

«“Bad news is good news”, è il peggior aspetto del nichilismo giornalistico. Il nostro motto è opposto: “Good news is beautiful news”». Antonio Gaspari spiega come è nata e come funziona l’agenzia di stampa Zenit.

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Era il novembre 1997. Il Sinodo per l’America era alle porte e Papa Giovanni Paolo II lanciò un appello a tanti rappresentanti di associazioni cattoliche: chiedeva un aiuto per sviluppare al meglio i nuovi canali di comunicazione, per far giungere in tutto il mondo la sua parola. Erano anni in cui internet era solo agli inizi della sua diffusione, la Santa Sede non aveva nemmeno una pagina web. Ma tra i primi a raccogliere questo invito ci furono i Legionari di Cristo: dalla loro iniziativa nacque una piccola agenzia stampa, allora composta solo da tre persone, Zenit. Una testata che proprio quest’anno ha festeggiato i suoi 15 anni di vita: 3 lustri di fedeltà al proprio motto, “il mondo visto da Roma”.

Ne è passato di tempo da quel sinodo per l’America: le prime corrispondenze venivano inoltrate via email a 400 contatti, un numero misero se si pensano ai 15 milioni di email che attualmente Zenit manda ogni mese, in ben 7 diverse edizioni in lingua (italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese e arabo). Cifre sostanziose, che assumono ulteriore peso se si considera quale forma di finanziamento sostiene Zenit: la testata vive grazie alle donazioni dei suoi lettori, cui ogni anno viene chiesto di partecipare.

Una campagna annuale, che in questo 2012 s’è fatta più intensa. Tutto il giornalismo risente dell’attuale crisi economica, e anche Zenit ha dovuto sudare: «Lo scorso ottobre abbiamo passato un momento di difficoltà, ma ora siamo in crescita, sia economica che di diffusione», spiega a tempi.it Antonio Gaspari, coordinatore editoriale della testata. «Ma i costi aumentano sempre, e abbiamo bisogno di arrivare ad una certa autonomia». E dire che una testata così particolare dovrebbe faticare più delle altre. Invece i dati parlano chiaro: la ripresa c’è, eccome. «In alcune edizioni straniere stiamo raccogliendo più denaro di prima, e puntiamo nel giro di sei mesi a raddoppiare i nostri sottoscrittori», azzarda Gaspari. «Ci stiamo accorgendo di un dato interessante: il mondo cattolico di fronte alla crisi si mobilita di più. Come è sempre accaduto nella storia».

Forse la chiave di questo successo sta anche nel taglio che Zenit cerca sempre di dare alle sue notizie: negli articoli non c’è soltanto il desiderio di dare il miglior servizio informativo sul Papa e la Chiesa, ma c’è il tentativo di sfidare tutto il mondo giornalistico. Spiega ancora Gaspari: «La legge che domina ora il giornalismo, cioè “Bad news is good news”, è il peggior aspetto del nichilismo. Noi cerchiamo di fare informazione invece in base al motto opposto: “Good news is beautiful news”. È chiaro, il male fa vittime ogni giorno, ma noi ci rifacciamo a ciò che dice San Paolo: dove abbonda il peccato, sovrabbonda la Grazia». E così, quando nei mesi scorsi si leggevano sui giornali feroci critiche a papa Pio XII e al suo operato con gli ebrei, le inchieste di Zenit hanno voluto mettere in luce su quanto di buono questo Pontefice aveva fatto. Stesso metodo adottato quando il bersaglio è stato Benedetto XVI: Zenit ha sempre cercato di mettere in luce il valore delle sue parole. «C’era un periodo tra anni Settanta e Ottanta che il Papa non veniva più letto. Invece, soprattutto con questo Papa, che ha un grandissimo spessore teologico, noi vogliamo tradurre ogni sua parola. Ci sono ad esempio alcuni suoi messaggi o alcune sue udienze che siamo noi a tradurre e diffondere tramite i nostri canali, in luoghi dove altrimenti non arriverebbero». Insomma, un originale punto di vista con cui seguire il mondo da Roma, raccontando di Vaticano e dintorni rimanendo sempre fedeli all’input con cui Zenit è partito: far arrivare la voce del Papa ovunque, senza riduzioni o semplificazioni dei quotidiani.

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