Quali sono le chance dell’Altra Italia?

Berlusconi lancia un nuovo contenitore per il centrodestra. Può funzionare? E come? Analisi di uno stallo

Che respiro può avere l’Altra Italia, il nuovo progetto lanciato da Silvio Berlusconi che, come lui stesso ha spiegato al Giornale, vuole essere «una federazione dei partiti, dei movimenti e della realtà civiche di centro-destra o vicine al centro-destra. Ho voluto rivolgere un appello all’Italia responsabile, seria, costruttiva, ripeto, quell’“altra Italia, l’Italia vera” che oggi è pressoché priva di rappresentanza politica, perché non va a votare o disperde il suo voto»?

Progetto federazione

L’intenzione di Berlusconi non è dunque quella di «fondare un nuovo partito, ma di creare una federazione tra soggetti di centro-destra, liste civiche, personalità o associazioni che si ispirano alle idee e ai valori liberali e cristiani e alle tradizioni democratiche e garantiste della civiltà occidentale. Di quest’area politica Forza Italia è parte costituente essenziale ma non intende assumere alcun ruolo egemonico. Ciascuno potrà dare il suo contributo di idee e di energie e si vedrà riconosciuta pari dignità».

Centro-destra e non destra-destra

Insomma, l’ex presidente del Consiglio s’impegna a riproporre lo schema del centro-destra e non del destra-destra per dare al paese un governo diverso dell’attuale, i cui risultati deludenti sono «il frutto amaro di una politica economica sbagliata, dove i Cinquestelle hanno fatto sul tema il bello e brutto tempo. La Lega non ha avuto il buonsenso e la forza di opporsi alle troppe proposte sbagliate dei grillini. Su venti leggi sinora approvate soltanto due sono state proposte dalla Lega».

E la leadership?

Le intenzioni del Cavaliere sono nobili e l’analisi politica sui risultati dell’attuale esecutivo corretta, ma bisogna anche fare i conti con la realtà di una Forza Italia esangue, poco attrattiva e che negli ultimi appuntamenti elettorali ha ottenuto risultati deludenti. Perché se è vero che esiste uno spazio politico enorme per le istanze liberali, riformiste e popolari, la questione è la leadership che le incarni. Quella di Berlusconi è ancora spendibile? L’apertura a movimenti, associazioni, realtà non sovraniste, non grilline e non progressiste è buona cosa, ma poi resta la domanda su come si debbano regolare i rapporti interni a questo campo (finora, e si è visto con Giovanni Toti come ultimo esempio, la leadership non è contendibile). Qui, stringi stringi, il busillis.

Mieli, Del Debbio, Ferrara

Con accenti diversi, è quello che hanno scritto ieri tre osservatori della politica come Paolo Mieli, Paolo Del Debbio, Giuliano Ferrara. Il primo, sul Corriere della Sera (“Forza Italia, una storia nell’angolo”), ha ripercorso le vicende degli ultimi dieci anni del partito, insistendo sul fatto che l’errore più grave di Berlusconi è sempre stato quello di non designare alcune erede politico che prendesse in mano le redini della sua creatura.
Per questo, secondo Mieli,

«Se c’è una fase storica in cui Berlusconi dovrebbe far ricorso al tocco magico che tutti gli hanno sempre riconosciuto, nessuna occasione potrebbe essere più adatta di quella attuale. Solo con la magia può uscire dall’angolo in cui lui stesso si è cacciato».

Simile, ma con aggiunta smaliziata, l’analisi di Ferrara sul Foglio (“La contendibilità di FI è una boiata pazzesca”): «È come chiedergli la moglie, la fidanzata o il patrimonio, aziende e amici cari, per di più senza contropartita».

«Portargli via il partito è un progetto demenziale, visto che non esiste, c’è sempre stato solo Lui».

Paolo Del Debbio, intervistato ieri dal Fatto (“Silvio, fai come Bill Gates, costruisci una fondazione”), parla di Forza Italia come un partito ormai morto e sepolto, tanto che consiglia a Berlusconi di fare come l’inventore di Microsoft: abbandonare la politica e fare una fondazione.

La questione pare a un punto morto: senza Berlusconi, al momento, non c’è centrodestra. Con Berlusconi egemonico, non può nascere alcun nuovo centrodestra. Se, davvero, il Cavaliere accetterà di farsi di lato, qualcosa potrebbe accadere. Ma, fino ad allora, rimarremo nello stallo attuale.

Foto Ansa