Quadrio Curzio: «Mario Draghi sta dimostrando di sapere il fatto suo»


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L’economista a Radio Tempi: «La decisione della Bce di immettere liquidità sul mercato è positiva. Era una richiesta avanzata da tempo, perché la liquidità cominciava a scarseggiare non solo in Italia, ma in tutto il contesto di Eurolandia. Con questa operazione si ossigena il sistema».

La Banca centrale europea (Bce) nella giornata di ieri ha immesso nel mercato europeo 489 miliardi di euro. Il costo del denaro nell’asta è stato fissato all’1 per cento: un valore più basso rispetto ai valori di mercato. Le banche italiane ne hanno usufruito portandosi a casa 116 miliardi a fronte di una garanzia prestata dallo Stato italiano di 40 miliardi. Un’operazione realizzata per far fronte al rischio liquidità, elemento caratterizzante il continente europeo negli ultimi tempi.
Alberto Quadrio Curzio, emerito professore di Economia all’università Cattolica di Milano, ha commentato l’evento questa mattina a Radio Tempi.

Professore, come giudica l’asta di ieri?

La decisione della Bce di immettere liquidità sul mercato è positiva. Era una richiesta avanzata da tempo, perché la liquidità cominciava a scarseggiare non solo in Italia, ma in tutto il contesto di Eurolandia. Con questa operazione si ossigena il sistema e spero che questi mezzi possano fruire alle imprese e al sistema economico un minimo di respiro. Siamo in una situazione che, purtroppo, è orientata alla recessione.

La liquidità immessa ieri sul mercato sarà destinata all’economia reale o sarà utilizzata dalle aziende di credito per altri fini (ad esempio comprare titoli di Stato)?
La sua seconda ipotesi è possibile. Ma non negativo che una parte della liquidità ottenuta vada ad acquistare i titoli di Stato che oggi hanno dei rendimenti compresi tra il 6 e 7 per cento a seconda delle scadenze. Questa è stata un po’ l’operazione realizzata dalla Spagna che ha usufruito di una immissione di liquidità per sottoscrivere i titoli di Stato attraverso le banche. Questo dato non è stato evidenziato nei giorni scorsi e spiega l’ottimo collocamento dei titoli spagnoli che hanno registrato i tassi in calo. Se dovesse accadere in parte anche in Italia, lo reputo un fatto positivo. Ma se questa liquidità immessa andasse solamente ad acquistare titoli di Stato a scapito del sistema economico non ci sarebbe certamente da essere contenti. È per questo che ho rilanciato un’altra ipotesi: che gli Stati chiedano prestiti al fondo europeo (Efsf). In definitiva, il fondo europeo è stato creato per questo ed è incredibile che non stia svolgendo il suo ruolo.

Lo Stato presta garanzia alle banche che usufruiscono di liquidità emessa dalla Bce a tassi agevolati che potrà a sua volta essere utilizzata per acquistare Btp. Non è una sorta di circolo vizioso?
Sì , è proprio così, è come se la Bce comprasse titoli di Stato italiani.

Allora non conviene fare in modo che la Bce possa diventare prestatore d’ultima istanza?
Un primo problema: bisogna modificare lo statuto della Bce e i trattati in modo da consentirle questa metamorfosi. L’altra strada è che l’Efsf diventi il braccio operativo di un sistema che non si basi solo su strumenti di politica monetaria, ma anche su strumenti di politica economica. Dunque bisogna fare in modo che l’Efsf sia adeguatamente capitalizzato e metta sui mercati mondiali dei titoli obbligazionari per raccogliere liquidità. Bisogna anche dire che il mercato dei titoli di Stato europei, essendo essi 17 Stati singoli, è molto diverso dall’aggregato Stati Uniti. Noi abbiamo tanti mercati, ma piccoli. Per questa ragione sono un grande sostenitore del grande titolo europeo, l’eurobond: unica soluzione che può competere con gli americani.

Torniamo alla sua ipotesi sul fondo europeo. In che cosa consiste?
Il mio timore è che l’accordo internazionale o intergovernativo rafforzato abbia un atteggiamento troppo recessivo e che faccia leva esclusivamente sul pareggio di bilancio e sulla riduzione molto rapida dei rapporti debito /Pil. Così facendo, invece che risolvere il problema si potrebbe aggravarlo. Per essere più precisi occorre dire che per far scendere il rapporto debito/Pil ci sono varie modalità: una è quella di ridurre il numeratore, cioè il debito, nel caso in cui il denominatore, cioè il Pil, non cresca. Altra ipotesi è quella di far salire notevolmente il denominatore Pil. Ora, non vorrei che un meccanismo giuridico-giudiziario, non tenga conto che se il Pil non cresce a causa delle strettoie dei vincoli di bilancio, non si si risolve la situazione attuale. Vedo bene quel trattato nella misura in cui ci sia qualche altro tipo di intervento che rilanci la crescita in Europa.

Alcuni commentatori hanno definito l’immissione di liquidità fatta ieri dalla Bce una goccia nel mare. È d’accordo?
500 miliardi non sono una goccia nel mare, oltretutto si è affermato un criterio: il ruolo fondamentale che sta avendo la Bce. Un ruolo un po’ macchinoso, dovuto al fatto che deve rispettare le regole formali prescitte nei trattati e nel suo statuto, ma che risulta fondamentale per non portare l’Europa al collasso. Le gocce nel mare sono poca cosa, ma il mare è fatto da una somma di tante gocce. Credo che occorra guardare, soprattutto in questo momento, all’aspetto positivo di questo intervento che è coraggioso. Va dato merito al governatore della Bce Mario Draghi che sta dimostrando in pochissimo tempo di sapere il fatto suo.
Twitter: @giardser