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Serve ricostruire un punto di riferimento naturale oggettivo per il popolo

Di Emanuele Boffi
06 Aprile 2026
Se ci aspettiamo che sia la politica attuale a indicarlo, ci sbagliamo – o rischiamo di rifugiarci nell’ideologia. Non verrà mai da questa sinistra, ma nemmeno da questa destra
Manifestazione pro Pal e per la Sumud Flotilla a Roma, 1 ottobre 2025
Manifestazione pro Pal e per la Sumud Flotilla a Roma, 1 ottobre 2025 (foto Ansa)

L’Italia è un paese in stand-by, e non da oggi. I segnali, per chi li voglia cogliere, sono molti, al di là dell’inverno demografico che, comunque, rimane un grande indicatore della flemmatica postura di un popolo che non genera perché non ha più ragioni per farlo e che non vuole eredi perché non ha niente da consegnare loro, ma si pasce di godere – per quel che può, fintanto che può – il patrimonio ereditato. Il futuro, semplicemente, non ci riguarda. Chi non pensa al domani muore già un po’ oggi, verrebbe da dire. Ed è così che si spiegano i tanti sì e i tanti no sulle scelte che, politicamente, questa società senza coscienza del futuro è stata chiamata a esprimere: no alle grandi opere, alle gallerie, alle autostrade, ai ponti sullo Stretto, in fondo, che ce ne facciamo? Rovinano solo la nostra tranquillità e il paesaggio. No ai treni ad alta velocità che passano per il nostro giardino, al rifacimento urbanistico delle nostre città che sconvolgono i nostri giretti in bicicletta. No ...

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