«Presto vedremo Michele Santoro in onda su La7»

L’esperto tv Giorgio Simonelli non ha dubbi: il conduttore di Servizio Pubblico, nonostante le recenti dichiarazioni provocatorie sul suo futuro in Rai, approderà presto su La7.

L’annuncio della candidatura del duo Freccero – Santoro, rispettivamente a presidente e direttore generale della Rai, sta suscitando curiosità e polemiche negli ambienti della comunicazione televisiva. Al professor Giorgio Simonelli, storico della televisione e docente all’Università Cattolica di Milano, che ha avuto l’occasione di incontrare l’anchorman nella trasmissione di Rai Educational TvTalk, tempi.it ha chiesto un suo giudizio su questa sorprendente candidatura: pura provocazione o seria proposta? «Da un punto di vista strategico, mi pare sia una provocazione, e credo che lo pensi anche lo stesso Santoro. Provocazione che però ha un senso: pone il problema della trasparenza e dei criteri nelle scelte delle nomine dei dirigenti Rai».

Un paio d’ore a TvTalk, il giorno nella trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata, e ci aspettiamo altre prevedibili ospitate in Rai. Tutto legittimo, ma come la mettiamo con l’insistita denuncia dell’esistenza della censura politica nel servizio pubblico?
Questa è storia vecchia, spesso e volentieri chi si lamenta di essere censurato, riesce ad apparire di più. Non c’è nessuno più presente dei censurati, non c’è niente di più promozionale che essere considerati vittime del potere censorio. Se parliamo del famoso “editto bulgaro” di berlusconiana memoria, c’è stato, e alcuni dirigenti di allora sono forse stati più realisti del re. Rimane un vecchio discorso: esiste sempre un rapporto dialettico tra “padroni” e “manovali”. Qui, però, parliamo di persone che hanno una tale forza mediatica, verso i quali non è possibile pensare a una totale censura.

Anche Lilly Gruber ha avuto Santoro ospite a La7, e si è capito che c’è stato un abboccamento dell’entourage del conduttore anche con i vertici di quella rete. Come mai tutto questo attivismo? C’è in atto un rimescolamento dei palinsesti della tivù generalista?
C’è sicuramente in atto una campagna acquisti. Gad Lerner, in una puntata di TvTalk, ha detto che auspicava e pronosticava l’arrivo di Santoro a La7. Se lo dice lui, vuol dire che la cosa è praticamente fatta. Anche secondo me nella prossima stagione televisiva vedremo Santoro sugli schermi di La7.

Santoro rappresenta un tipo di talk politico dai connotati ben precisi.
Lo dico con molta franchezza: non sono un suo tifoso, non ho mai amato la sua televisione, ma devo riconoscere che è l’unico che ha saputo inserire nel talk degli elementi interessanti, più che da un punto di vista dei contenuti, da un punto di vista drammaturgico. Sono gli unici talk che hanno elementi televisivamente interessanti, ed è l’unico che sa gestire l’uso della piazza collegata allo studio.

La crisi che sembra aver colpito i salotti politici sul piccolo schermo da cosa deriva?
Queste trasmissioni in Italia hanno una matrice sportiva che è Il Processo del lunedì di Aldo Biscardi, che vanta il maggior numero di imitazioni. Gli inventori non sono né Bruno Vespa né Michele Santoro. I talk, comunque, vivono sulla contrapposizione: destra contro sinistra, Berlusconi contro l’avversario di turno, insomma uno contro l’altro. In un momento politico in cui agli italiani viene chiesto di stare tutti uniti è chiaro che la formula va in crisi.

Allargando l’orizzonte, è indubbio che Rai e Mediaset vivano un momento di calo drastico degli ascolti e della raccolta pubblicitaria, che porterà a tagli (già annunciati) in entrambe le realtà editoriali. La crisi è delle persone o dei format?
In crisi sono gli uomini che vivono di format. Questo momento si potrà superare solo se circoleranno idee. Come studiosi del mezzo, abbiamo passato anni ad avvertire i responsabili dei palinsesti  che questa televisione era orrenda e ci rispondevano: “Che ci frega, stiamo facendo ascolti, gli investimenti arrivano”. La tv uscirà dal buio pensando prodotti di qualità con meno soldi e più idee, allontanandosi una buona volta dagli schematismi e dai palinsesti convenzionali.