Il “preside sceriffo”? Un’invenzione polemica di chi non vuole cambiare

«Invece di scioperare bisogna svecchiare la scuola allargando la responsabilità ai genitori». Intervista a Ezio Delfino, dirigente scolastico e presidente Disal

«Hanno parlato di preside-sceriffo, mi sembra una definizione esagerata e lontana dalla realtà effettiva dei fatti. Perché la realtà, invece, è che la figura del dirigente scolastico andava rinnovata». Ezio Delfino, dirigente scolastico e presidente nazionale Disal, associazione dirigenti scolastici, ha le idee chiare sulla riforma renziana della scuola e sullo sciopero del 5 maggio. Uno dei temi del contendere, infatti, è proprio la figura del preside dipinto – secondo i detrattori della Buona scuola – come una sorta di monarca o, appunto, di “sceriffo”.
«Negli ultimi anni – prosegue Delfino – i compiti del dirigente scolastico erano profondamente zavorrati dalla burocrazia, dalle norme anti corruzione, dai corsi sicurezza, dalla necessità della tecnologia a tutti i costi. Questo snodo della Buona scuola non è così malvagio come lo vogliono far passare. Credo che invece di fare opposizione solo per il gusto di farla, si debba cercare un punto di collaborazione».

ALLARGARE AI GENITORI. La figura del preside non è più quella di una volta: «Mi vengono in mente le descrizioni di Edmondo De Amicis, o certi presidi degli anni Sessanta, che trascorrevano le notti a correggere compiti già valutati dagli altri insegnanti, con un’idea di responsabilità assoluta su quanto accadeva tra le mura dell’istituto. Nel corso degli anni questa figura è cambiata e ha bisogno di essere svecchiata, di avere anche un’impronta un po’ più manageriale. Credo che ci siano alcuni punti da implementare nel decreto Buona scuola. Se aggiorniamo il ruolo del dirigente scolastico, dobbiamo aggiornare anche il ruolo degli organi che compongono l’istituto, perché ricordiamoci che, oltre al preside, c’è anche il collegio docenti e il consiglio di istituto. Perché non arricchire queste figure del contributo dei rappresentanti dei genitori? Credo saranno i primi a voler partecipare alla decisione dei programmi e delle attività scolastica, avendo a cuore il bene dei propri figli».

LO SCERIFFO. Al momento il dirigente scolastico può nominare due docenti che svolgano le attività di vicepreside, in suo supporto o in sua assenza, ma secondo il presidente nazionale Disal non bastano più: «Il dirigente scolastico dovrebbe poter disporre di un vero e proprio staff, la scuola dovrebbe essere organizzata come un’azienda e come tale dovrebbe poter essere amministrata con un’idea di governance. Dovrebbe esserci anche una sorta di consiglio di amministrazione, in grado di giudicare l’operato del preside. E, di conseguenza, il preside dovrebbe poter essere premiato e retribuito in giusta misura».
Uno dei punti di protesta è la nuova modalità di chiamata per i docenti, sulla base di albi regionali e non di graduatorie: «Proprio da questo punto è venuta fuori la definizione di preside-sceriffo, di un preside che nomina il suo corpo insegnanti e relative supplenze solo sulla base della conoscenza diretta, facendo favoritismi. Non posso credere che i miei colleghi possano essere così superficiali, ma il meccanismo degli albi regionali è da rivedere. Sarebbe più giusto, invece, poter scegliere i docenti sulla base di abilitazioni personali e di programmi scolastici in linea con l’istituto. Avviene così e con molto successo in gran parte degli Stati dell’Unione Europea».

SENZA PRESIDE. Ben più importante, in questo momento, secondo il presidente Disal, è ricordare al premier Matteo Renzi che dal 1° settembre 2015 in molte scuole mancheranno proprio i presidi: «Millecinquecento scuole su ottomila rimarranno senza dirigente scolastico. Perciò dovranno essere accorpate ad altri istituti, con un conseguente sovraccarico di lavoro per i presidi e il rischio di disagi per le scuole sprovviste. Chiediamo al Governo di stabilire al più presto la data di un concorso che permetta di reclutare i nuovi dirigenti scolastici. Piuttosto che incrementare campagne che li definiscono erroneamente sceriffi».